OLBIA. Il Comune perde una causa di lavoro da 56mila euro. Il giudice ha condannato l’ente locale a risarcire con questa cifra Barbara Molino, ex dipendente comunale oggi funzionario dell’Agenzia delle dogane. Alla Molino, allora funzionario contabile, non era stata riconosciuta la posizione organizzativa, quel particolare incarico per cui sono richieste particolari requisiti di competenza, professionalità ed esperienza. Requisiti che secondo il dirigente comunale del settore Provveditorato, Turismo, Cultura e Sport, Molino non possedeva nel 2011, sebbene negli anni passati, dal 2006 al 2010, avesse operato con attribuzione di p.o. nel settore Finanze, Contabilità e Tributi.

La sentenza del giudice del lavoro porta la firma dello studio legale della Uil Funzione pubblica. Il sindacato, dopo aver tentato la strada del dialogo con l’amministrazione pubblica, aveva deciso di passare alle vie legali nel 2015. Accolte tutte le motivazioni presentare dagli avvocati in difesa di Molino. Riconosciuto alla dipendente un danno patrimoniale di 37mila 648 euro e un danno morale di 19mila euro. A questa cifra va aggiunto il pagamento delle spese legali per oltre 7mila euro. «Una sentenza importante, per certi versi storica – spiega con orgoglio il segretario generale territoriale Uil Fpl, Augusto Ogana –. Lo è per le giuste aspettative della dottoressa Molino e lo è per il sindacato, perché crea un precedente importante nelle trattative per la contrattazione di secondo livello. L’attribuzione delle posizione organizzative deve seguire criteri oggettivi. Non possono essere assegnate in maniera unilaterale, senza tenere conto delle esperienze e della professionalità acquisita come accaduto nel caso specifico».

Ogana sottolinea di aver tentato di far cambiare idea al dirigente prima di andare in causa. «Non è nostro costume attivare le vie legali subito – aggiunge Ogana –. Ma dall’altra parte abbiamo trovato un muro. Una volta che abbiamo accertato la mancanza di volontà di rivedere le posizioni, ci siamo rivolti al giudice del lavoro». Il sindacato ricorda poi come il comune di Olbia faccia un uso eccessivo delle p.o. «Ne ha 30 quando il comune più grande della Sardegna, Cagliari, ne ha 13 – conclude il sindacalista –, posizioni che si alimentano dal Fondo salario accessorio di tutti i dipendenti del settore. Al di là di questo, nel caso in cui gli enti locali decidano di attribuire delle posizioni organizzative devono ricordarsi che non possono farlo in maniera discrezionale».

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