vite e tralci

 

di don Mario Colavita

 

“Disse Rabbi Tanchuma bar Abba; perché Israele è stato paragonato a una vite? Quando un proprietario vuole migliorare (il frutto) della vite, cosa fa? la sradica dal suo posto e la trapianta in un altro. Così il Santo, benedetto Egli sia, volendo migliorare Israele e renderne noto il nome nel mondo, lo staccò dall’Egitto e lo portò nel deserto, dove i figli di Israele cominciarono ad avere successi; là infatti ricevettero la Torah e di là si diffuse la loro fama nel mondo”.

Il midrash è un insegnamento, una sorta di interpretazione del testo biblico che i rabbini facevano per rendere più vicina la bibbia e calarla nella vita quotidiana. Attraverso fatti, racconti, domande interpretazioni, la parola di Dio entra nella vita e nelle case delle persone.

Quella della vite è un’immagine molto bella e piena di significato per il popolo ebraico. Dio agricoltore si cura della vite, è così attento a questa vite (Israele) che la trapianta per farla crescere meglio.

Sappiamo dalla descrizione di Giuseppe Flavio che sopra la porta del tempio di Gerusalemme c’erano viti dorate e grappoli d’uva grandi quanto un uomo.

Gesù riprende questa immagine e si autodefinisce vite vera e invita i discepoli a rimanere legati a questa vite. Vite e tralcio sono un’unica cosa come Gesù e il Padre e come noi con Gesù.

Il tralcio legato alla vite ne succhia la linfa, senza questo alimento il tralcio è morto e non serve a nulla.

Gesù è la vite che dà la vita: è la vita nuova, la vita della risurrezione.

Per ben sette volte Giovanni nel suo vangelo cita la parola rimanere: rimanere in me, rimanere nella vite, chi rimane in me le mie parole portano frutto.

Gesù esorta i discepoli a rinnovare la loro adesione a lui, in funzione del frutto che devono produrre. L’unione a Gesù non è qualcosa di automatico né di rituale: richiede la decisione dell’uomo, e all’iniziativa del discepolo risponde la fedeltà di Gesù.

Il rimanere in Gesù è far fiorire la risurrezione. Non sempre ci pensiamo ma la fede nella risurrezione costituisce il centro e il cuore della nostra fede credente e creduta, senza, tutto decade, la chiesa e i credenti diventano un club di esclusivi.

Leggendo il libro degli Atti degli Apostoli si conferma questa novità nei frutti della risurrezione, sfogliando il libro la fede nella risurrezione emerge come il centro della predicazione degli apostoli e il costitutivo della comunità credente: con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù (At 4,33).

I frutti della risurrezione sono l’amore, la comunione, la fraternità. È per questo che vangelo della vite e dei tralci ben si concilia con l’accogliere la fede nella risurrezione.

Più che mai oggi i credenti hanno bisogno di credere in un Gesù che dona la vita partendo dall’immagine delle vite e dei tralci; senza di lui ci sentiamo stanchi, fiacchi, deboli, soggetti a ogni vento e traballanti nella vita di fede.

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