Sant'Anna

Nella programmazione sanitaria della Regione Calabria il polo cardiochirurgico della Casa di Cura “Sant’Anna Hospital” ha avuto da diversi anni un ruolo preminente nel soddisfacimento dei bisogni dell’utenza insieme alla cardiochirurgia di Germaneto. La Casa di Cura nacque come clinica ostetrica e ginecologa
convenzionata con il SSN nel marzo 1962, circa 60 anni fa. Dopo circa 30 anni di attività, per volontà del suo fondatore, fu trasformata nel Dipartimento di Chirurgia Cardiovascolare, centro di eccellenza dove hanno lavorato cardiochirurghi di fama internazionale, conosciuto non solo nella Regione Calabria ma in tutto il territorio
nazionale.

Oggi la clinica rischia di chiudere per il mancato pagamento delle prestazioni rese, con una doppia conseguenza: da una parte la perdita delle competenze e professionalità al servizio dei cittadini calabresi e dall’altra la perdita del posto di ben 300 lavoratori e lavoratrici. I motivi sarebbero legati ad una vicenda giudiziaria che vede coinvolto il precedente C.d.A. della struttura i cui componenti non hanno più incarichi gestionali. Gli accertamenti dell’autorità giudiziaria sulla eventuale responsabilità “personale” dei gestori sicuramente non si potrà, però, concludere in tempi brevi. Cosa impedisce adesso alla triade Prefettizia dell’ASP di
Catanzaro di sottoscrivere il contratto del 2020 malgrado siano state erogate le prestazioni?

Il comportamento della stessa Commissione lascia perplessi. Mentre da una parte nel corso di un incontro sindacale conferma la volontà di firmare il contratto 2021 dall’altra parte in maniera sibillina argomenta sulla rideterminazione del piano di fabbisogno e sulla volontà di mantenere il servizio tra Catanzaro e Lamezia Terme,
malgrado il DCA 49/2021 nella ridistribuzione del fondo sanitario comprende la quota destinata alle prestazioni del “Sant’Anna Hospital”.
Ancora. L’incontro della commissione prefettizia con il management della clinica è stato fissato per il 21 maggio mentre il contratto per il 2021, come richiesto dallo stesso Decreto del Commissario ad Acta, doveva essere sottoscritto entro e non oltre il 31 marzo. Cosa si nasconde dietro questo comportamento?

Una cosa è certa, l’assenza di trasparenza sulla programmazione sanitaria e sulla legittimità degli atti deliberati.Infatti, dal mese di dicembre le delibere vengono sottoscritte, al posto del Direttore Sanitario nominato con delibera n. 110 del 03.03.2020 ai sensi del D. L.gs. 502/92 e della L. R. n.11/2014, da altro dirigente
sembra non legittimato. Infatti, neppure risulta che sia stato individuato dalla Commissione Prefettizia, con qualche atto pubblico,
un ipotetico (ed illegittimo?) sostituto. Sulla possibilità di vicariare temporaneamente il Direttore Sanitario o Amministrativo con altro dirigente le norme già citate
non indicano una tale previsione né alcuna procedura.

La CISL MEDICI ha già evidenziato le incoerenze della condotta dei commissari nell’applicazione di norme e regolamenti, dalla redazione dell’atto aziendale al difforme impiego delle risorse per il Covid 19, dalle decisioni penalizzanti per i medici del SEU 118 al conferimento di dubbia legittimità degli incarichi di sostituzione. Con il caso “Sant’Anna” si evidenzia ancor di più l’inadeguatezza gestionale dei “servitori dello Stato”, verosimilmente senza esperienza di programmazione e gestione sanitaria, che rischia di produrre perdite occupazionali, disagi per i cittadini ed un aggravio di spesa per le casse regionali.

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