Se volevamo un motivo in più per apprezzare Pep Guardiola, ce ne ha dato l’occasione dopo la semifinale di Champions quando ha citato, bontà sua, Francesco De Gregori. Però, nel nostro caso, l’aggancio non è a quel “la squadra siamo noi“, citazione che pure ha sempre il suo perché e a maggior ragione in un momento come questa volata Champions. Ma ci è venuto in mente quel “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è da quei particolari che si giudica un giocatore…“.

Beh sì, ogni tanto è giusto ricordarlo. Il coraggio, l’altruismo, la fantasia: vero, Muriel? Tuttavia in questo finale thrilling, in cui ogni punto perso o guadagnato pesa tantissimo, anche un rigore conta molto, altrochè.

Tra l’altro, la sequenza è anche beffarda: Berardi segna per il Sassuolo grazie a un rigorino, Zapata non si vede concedere un rigore e invece lo ottiene Muriel. Poi chissà se vale quella regola non scritta per cui chi si è procurato il rigore non deve calciare dal dischetto, perché più coinvolto. Fatto sta che a quel punto subentra l’egoismo del bomber, Muriel prende il pallone convinto di metterlo dentro, l’aveva appena trasformato contro il Bologna e invece Consigli (lo aveva già fatto con Handanovic uno dei migliori portieri pararigori) lo neutralizza.

Un paio d’ore dopo la Juve, una brutta Juve, riesce a risollevarsi grazie a un rigore, il sesto segnato quest’anno da Ronaldo in Serie A. E con un altro scatto riaggancia l’Atalanta in classifica.

Per la cronaca: l’ultimo rigore in campionato a Ronaldo l’aveva parato Gollini il 16 dicembre scorso, lo stesso Gollini che per un’uscita da kamikaze è stato espulso a Reggio Emilia…

In dieci non si vince, purtroppo. Ce ne siamo resi conto a Roma, dove l’Atalanta in vantaggio con Malinovskyi dopo l’espulsione di Gosens era stata raggiunta nel secondo tempo da Cristante. Stavolta il duo Malinovskyi-Gosens confeziona assist e gol ma non basta.

Si temeva la trasferta col Sassuolo per il momento felice della squadra di De Zerbi, probabilmente non più vittima sacrificale dei nerazzurri e così è stato, anche se gli episodi hanno finito per pesare troppo. Pur dopo una partita giocata in maniera gagliarda dagli uomini di Gasp, ha ammesso lo stesso De Zerbi che il vantaggio li aveva favoriti: “Con l’Atalanta se giochi undici contro undici è molto dura”. Per dire anche quanto siano equilibrate certe partite, in questo finale di campionato sicuramente anche molto nervoso se pensiamo ai cartellini rossi che l’Atalanta finora non aveva mai visto: a Firenze, ultima vittoria in trasferta, era stato decisivo il gol su rigore di Ilicic dopo il temporaneo pareggio viola.

Insomma, con un errore butti via un vantaggio di due punti, mentre chi insegue con un paio di giocate riesce a essere ancora lì, vedi appunto la Juve. D’altra parte non è nel dna dell’Atalanta l’idea di vincere giocando male, che pure qualche volta farebbe anche comodo e speriamo che già basti e avanzi aver giocato in dieci contro undici per due volte in dieci giorni, dopo l’infelice esperienza col Real in Champions.

La morale è che non si può e non si deve concedere alcun vantaggio agli avversari. Perché, per gioco e personalità mostrata anche con l’uomo in meno, l’Atalanta non avrebbe nulla da rimproverarsi, anzi dimostra ancora una volta di stare meglio e meriterebbe anche di stare davanti alle sue concorrenti. Il futuro è nelle mani dei nerazzurri, l’ha detto e ripetuto Gasp.

Insomma, prima pensino loro a prendersi i tre punti e, se domenica pomeriggio vinceranno a Parma, toccherà alle altre preoccuparsi, domenica sera. E non potranno sbagliare…

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