Saverio Brienza, Sappe

Il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria in una nota evidenzia l’importanza dell’istituzione di una Direzione investigativa antimafia condividendo così le dichiarazioni del procuratore capo di Potenza, Francesco Curcio. 

“La storia ci ha insegnato, almeno da oltre un ventennio a questa parte, che la presenza di organizzazioni mafiose e sodalizi criminali imponenti, hanno sovrastato il lontano pensiero che la Basilicata rimanesse una terra definibile “oasi di pace”. Già alla fine del secolo scorso, la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza individuava soggetti che, associandosi tra loro, davano inizio a numerose attività illecite, con appoggi e sodalizi intrattenuti con alcuni clan criminali calabresi, appartenenti a note famiglie della ndrangheta. A quanto è dato sapere, attraverso la storia giudiziaria che ha consentito di far conoscere la realtà, i primi contatti per consentire le associazioni con i clan calabresi, si avevano negli Istituti penitenziari della Basilicata, attraverso la conoscenza tra soggetti detenuti lucani con altri soggetti appartenenti alla criminalità organizzata calabrese, durante la loro detenzione nelle Carceri di Potenza e Matera.

Questo periodo, come dicevamo, è solo l’inizio di una nuova era della criminalità organizzata lucana, poiché fino ad allora i clan erano ritenuti operativi soltanto nelle rispettive aree geografiche di pertinenza, mentre attraverso la loro assunzione di impegni e di intenti malavitosi da parte di tutti i gruppi consociati, definendosi anche “quinta mafia” del meridione, si è potuto conoscere nel tempo le numerose attività illecite attuate con il metodo mafioso, dando luogo a costanti, quanto instancabili, attività investigative coordinate dalla D.D.A. di Potenza e che hanno portato ad arresti ed all’avvio di tantissimi e noti procedimenti penali.

Non soltanto dagli ultimi arresti, ma da tutte le inchieste giudiziarie che abbiamo potuto acquisirne i contenuti durante questi anni, resta confermata l’esistenza in Basilicata di un impianto criminale forte, strutturato a livello associativo e che depone, purtroppo, alla ragionevole ipotesi di una presenza mafiosa all’interno di tutta la Basilicata, con gruppi criminali di spicco che mai si sono assopiti da interessi illeciti.

Proprio perché siamo consapevoli dell’esistenza della mafia in Basilicata, noi del S.A.P.Pe. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) crediamo che l’istituzione di una Sezione Operativa della DIA in questo territorio non sia più differibile, poiché se tale struttura interforze è stata istituita già dal 1991 per dare maggiore incisività alla lotta alla criminalità organizzata, con risultati straordinari, questa è la strada migliore da seguire per porre in essere tutte le prerogative che tale organo investigativo possiede.

Come è stato chiesto dal Sig. Procuratore della Repubblica Francesco Curcio e dal mondo politico e associativo lucano, anche il S.A.P.Pe., attraverso il Segretario regionale della Basilicata Saverio Brienza, che rappresenta l’organismo sindacale più rappresentativo del Corpo di Polizia Penitenziaria, chiede alla Ministra degli Interni On. Luciana Lamorgese di decretare urgentemente l’istituzione di una Sezione Operativa della DIA in Basilicata, tenendo anche in considerazione che in Basilicata esiste l’Istituto penitenziario di Melfi, il quale ospita 200 detenuti appartenenti al circuito Alta Sicurezza e pertanto alla criminalità organizzata di tipo mafioso con possibilità di offrire spunti investigativi interessanti.

Donato Capece, segretario generale del Sappe evidenzia che “la Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), istituita nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza con la legge 30 dicembre 1991, n. 410, è un organismo investigativo composto da personale specializzato a provenienza interforze, con il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti di associazione mafiosa o comunque ricollegabili all’associazione medesima. In relazione alle ultime modifiche normative concernenti il “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia”, previste dalla Legge 30 ottobre 2013, n°125, la Direzione Investigativa Antimafia si avvale del personale di ruolo del Corpo di Polizia Penitenziaria che opera nell’ambito delle articolazioni centrali e periferiche della D.I.A. per le esigenze di collegamento con le strutture di appartenenza, nonché per l’attività di analisi sullo scambio delle informazioni di interesse all’interno delle strutture carcerarie”. “Come è noto”, prosegue, “gli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria sono chiamati a gestire istituzionalmente i detenuti appartenenti al regime di cui all’articolo 41bis dell’Ordinamento Penitenziario, c.d. carcere duro, nonché detenuti ad elevato indice di vigilanza unitamente a quelli appartenenti al circuito dell’Alta Sicurezza, che, ancorché ristretti, costituiscono una preziosa fonte investigativa nella decodificazione delle dinamiche mafiose oltreché nell’opera di disgregazione delle articolazioni criminali di stampo mafioso e talvolta eversivo, che possono presentare elementi di contiguità con le prime”. “Per questa ragione”, conclude Capece, “appare non più procrastinabile anche in Basilicata un ampliamento della composizione delle Sezioni di Polizia Giudiziaria a favore degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, nonché l'inserimento della Polizia Penitenziaria nell’ambito dei diversi organismi interforze operanti sul territorio nazionale, che potrebbero beneficiare delle competenze e delle conoscenze in possesso del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, utili in materia di prevenzione della criminalità organizzata, di salvaguardia della sicurezza nazionale e di coordinamento delle attività interistituzionali”

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