Celebriamo oggi l’Esercito Italiano, come diceva uno spot di alcuni anni fa: l’Esercito degli Italiani.
Tutto iniziò il 17 marzo del 1861, con un provvedimento del Ministro della Guerra Manfredo Fanti che
decretava la fine dell’Armata Sarda; Il piccolo esercito regionale del Re di Sardegna non era più sufficiente ad assolvere i complessi compiti di controllo e difesa che invece avrebbe dovuto affrontare
il nuovo esercito a base nazionale. Per questo motivo conclusa la seconda guerra di indipendenza, lo Stato Maggiore del Re Vittorio Emanuele II, il 4 maggio 1861 sanciva la nascita dell’Esercito Italiano con la seguente nota:
“Vista la legge in data 17 marzo 1861, colla quale S.M. ha assunto il titolo di Re d’Italia, il
sottoscritto rende noto a tutte le Autorità, Corpi ed Uffici militari che d’ora in poi il Regio
Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione di Armata Sarda.”
Firmato: Manfredo Fanti, Ministro della Guerra.

Centosessant’anni da quel giorno, ma la storia del nostro Esercito ha radici molto più lontane, ricordiamo ad esempio la data del 18 aprile 1659, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia, volendo disporre di militari addestrati e pronti all’impiego, indisse un bando per il reclutamento di 1.200 uomini da inquadrare in un reggimento detto “delle Guardie”.
Questo evento segnò il passaggio dalle milizie di ventura alle unità permanenti, organismi propri dello Stato. Il reggimento “delle Guardie” fu, dunque, il primo reparto permanente d’Europa, precursore dell’attuale Esercito di professionisti.
Tornando ai tempi moderni, l’avvento del professionismo militare si concretizzò in seguito alla Legge 226 del 2004 che sospese il servizio di leva a partire dal 2005, lasciando però una piccola percentuale di donne e uomini in ferma prefissata dai due ai quattro anni prima del successivo transito nei quadri permanenti.
È chiaro che in centosessant’anni il personale ha sempre costituito la componente più importante del complesso mondo gerarchizzato, lo è ancora più oggi nel periodo storico e direi epocale, che stiamo attraversando.
Quest’anno un pensiero particolare va a tutte le donne e gli uomini che, in questi mesi difficili per la nostra società, si sono contraddistinti sempre in prima linea in un impegno costante e diversificato per contenere e contrastare la diffusione del Covid-19. In continuità ideale con i principi e i valori che ispirarono i soldati del passato, di cui il nostro territorio ne è tangibile testimonianza con le Dolomiti e il Piave, anche gli alpini in armi bellunesi hanno operato con quotidiana abnegazione.
Chiamati in supporto alle strutture ospedaliere locali con l’impiego dei propri medici e infermieri, oltre ai presidi sanitari e l’allestimento degli ospedali da campo.
Rispondendo alle richieste pervenute dalle Prefetture di vari comuni, l’Esercito ha messo a
disposizione il proprio personale per il controllo del territorio e l’applicazione delle misure di contrasto e contenimento dell’epidemia con i nuclei degli operatori nbc – personale specializzato chiamato ad intervenire in situazioni di fondato pericolo di contagio da sostanze nucleari, biologiche e chimiche – nelle strutture scolastiche e pubbliche.
Abbiamo ancora vive le impressionanti e drammatiche immagini dei camion incolonnati per le vie di Bergamo che nella sera del 18 marzo 2020 hanno attraversato la città trasportando i feretri delle vittime del virus. Il loro compito non si è fermato qua; con l’arrivo delle prime dosi di vaccino – operazione “Eos” – i militari hanno garantito il presidio al hub intermodale di Pratica di Mare dal rischio di furti e possibili atti ostili, garantendo successivamente anche il trasporto delle fiale ai punti di distribuzione allestiti sul territorio nazionale, grazie ai propri vettori.
Un impiego a favore della sicurezza pubblica, che si è aggiunto alla già avviata operazione Strade Sicure garantendo una presenza capillare sul territorio nazionale contribuendo fattivamente alla realizzazione di un ambiente più sicuro con grande sforzo umano e tecnico.
Riteniamo l’Esercito Italiano una risorsa per questo paese di cui non si può fare a meno, ma non solo, della professionalità dei nostri soldati ne vanno a beneficiare anche stati al di fuori dei confini europei dove ancora i processi di pace sono fragili o le formazioni di governi stabili e democratici rimangono ancora in fase di decollo.
Il Dipartimento provinciale, vuole porgere un pensiero particolare a tutte le donne e gli uomini del 7′ Reggimento Alpini di Belluno che, anche in questa giornata, sono impiegati in servizio in Italia e fuori dai nostri confini nazionali; sicuri, che il loro operato fornito in silenzio è un insostituibile contributo alla difesa della pace e della stabilità democratica, sempre al servizio della Patria e della comunità bellunese.
Con questa convinzione, rinnoviamo il più sincero ringraziamento per quanto fatto e per quello che continuerete a fare ogni singolo giorno.
Grazie!
Il Responsabile del Dipartimento provinciale
Alessandro Farina

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L’articolo I 160 anni dell’Esercito Italiano proviene da Bellunopress – Dolomiti.

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