alibante

Il controllo totale di ogni aspetto della vita quotidiana, anche quella politica e amministrativa, sulla fascia tirrenica del Catanzarese e i rapporti con il
“Gotha” della ‘ndrangheta rappresentato dalle famiglie mafiose di San Luca e del Vibonese. Sono questi i due aspettA dell’ascesa criminale della cosca Bagala’ che la Dda di Catanzaro ha ricostruito nell’operazione “Alibante” con la quale i Carabinieri hanno dato esecuzione a 19 misure cautelari colpendo una consorteria ‘ndranghetista finora solo lambita dai blitz delle forze dell’ordine. A porre fine a oltre 30 anni di dominio assoluto su un territorio molto esteso, compreso tra i Comuni di Falerna e di Nocera Terinese, il coraggio di due imprenditori che hanno trovato la forza di denunciare anni di angherie e di oppressioni
dando l’input per un’indagine che ha evidenziato la capacita’ della cosca Bagala’ e del suo leader indiscusso, Carmelo Bagala’, di evolversi, espandersi e diventare talmente potente da condizionare sistematicamente le elezioni comunali e le amministrazioni municipali dei due centri del Catanzarese dal 2014 a oggi e da allacciare una fitta rete di relazioni con le piu’ note famiglie della ‘ndrangheta calabrese, come i Pelle di San Luca e i Mancuso di Limbadi. Tutte queste dinamiche sono state illustrate in una conferenza stampa dal procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, dal comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro, colonnello Antonio Montanaro,e dal comandante del gruppo dei carabinieri di Lamezia Terme, tenente
colonnello Sergio Molinari.

“Abbiamo accertato tutti i reati tipici che denotano il controllo del territorio”, ha spiegato Gratteri. A sua volta, Capomolla ha illustrato il “modus
operandi” della cosca Bagala’, una cosca che, ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, “compare in quest ultimi anni nelle varie indagini contro le cosche stanziate nell’area di Lamezia Terme. Abbiamo poi accertato che la cosca Bagala’ aveva rapporti strettissimi con cosche di diversi
territori, a conferma del riconoscimento di questo sodalizio anche nei ranghi piu’ alti della ‘ndrangheta. Abbiamo a esempio accertato – ha sostenuto il magistrato – che soggetti della Piana di Gioia Tauro, per interessarsi delle vicende relative alla coltivazione della cipolla rossa di Tropea, tendevano ad acquisire dei terreni in quell’area e facevano riferimento proprio a Bagala’, che poi ha estromesso anche questi soggetti dall’affare, a dimostrazione del suo livello criminale”. Dalle parole degli inquirenti traspare poi il “salto di qualita’” della cosca Bagala’ che, ha proseguito Capomolla , “a un certo punto si da’ un’impronta imprenditoriale e questo determina una serie di collusioni con altri imprenditori, con professionisti e con esponenti delle istituzioni, sia in ambito politico, con interferenze nelle elezioni in particolare a Nocera Terinese e Falerna e con l’interlocuzione con politici in cambio di sostegno elettorale, sia nell’ambito delle forze dell’ordine, con la capacita’ di ottenere informazioni relative anche a questa specifica indagine.

La presenza della cosca in tutti gli aspetti della vita quotidiana in quel territorio e di quella comunita’ e’ risultata pervasiva: il capocosca infatti –
ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda – veniva interessato per risolvere qualsiasi problema, anche di carattere personale, come richieste per ottenere visite o interventi chirurgici clandestini in cliniche private, anche se poi questI non si sono concretizzati, o richieste di posti di lavoro presso imprese riconducibili anche a familiari di ex politici regionali”.

Il carattere imprenditoriale della cosca Bagala’ si concretizzava soprattutto nel settore turistico-alberghiero, come ha specificato il tenente colonnello dei carabinieri Molinari ricordando come “la nostra indagine ruota attorno a una nota opera incompiuta, l”Hotel dei Fiori’, un grande hotel ancora non ultimato, per anni al centro degli interessi economici della cosca. L’hotel e’ stato in parte finanziato con i fondi pubblici del Por Calabria 2007-2013, ottenendo un primo finanziamento di 300mila euro, ma poi e’ intervenuta un’interdittiva antimafia che ha impedito l’erogazione dell’intero finanziamento, che era pari a 600mila euro. Per realizzare questo hotel – ha spiegato il comandante dei carabinieri di Lamezia Terme – la cosca inizia a intessere rapporti con amministratori locali, a esempio stipulando con un candidato sindaco a Falerna il ‘pactum’ di variare da agricola a edificabile la destinazione d’uso dei terreni dietro l’hotel per consentire l’ampliamento della struttura. Inoltre – ha spiegato Molinari – la cosca era dotata di un’organizzazione capillare, tanto e’ vero che una figlia di Bagala’ era un noto avvocato, attivo ad Aosta, e con le sue competenze tecniche, insieme a quelle di altri affiliati, aiutava e implementava la capacita’ e la potenza della cosca sul territorio”.

Il comandante Molinari ha anche spiegato il perche’ del nome in codice “Alibante” dato all’operazione: “Alibante fa riferimento al mito di Temesa, un compagno di Ulisse che nel suo peregrinare nel Mediteraneo commette in questa terra uno stupro e viene lapidato dai cittadini trasformandosi in un demone, e per placare questo demone gli viene offerta la vergine piu’ bella del territorio. Con questo nome volevano dare il senso di oppressione in quel territorio da una cosca che si voleva porre come para-Stato”.

DECISIVE DENUNCE IMPRENDITORI

L’operazione “Alibante”, condotta dalla Dda di CATANZARO ed eseguita dai Carabinieri contro lA cosca di ‘ndrangheta Bagala’, e’ partita dalla denuncia di due
imprenditori che hanno trovato il coraggio di ribellarsi alle vessazioni del clan e di rivolgersi alle forze dell’ordine. Il dato e’ stato riferito dal procuratore capo della Dda di CATANZARO, Nicola Grateri, nel corso della conferenza stampa nel corso della conferenza stampa sull’esito del blitz,
culminato nell’esecuzione di 19 misure cautelati. “E’ una di quelle indagini – ha detto Gratteri – importanti per la liberazione di pezzi di territorio della Calabria, in
particolare del Distretto di CATANZARO, in questo caso nell’area del Lametino. Vorrei che questa indagine fosse un ulteriore segnale di fiducia per i calabresi e per il territorio del Lametino, un segnale – ha rilevato il procuratore capo della Dda di CATANZARO – per continuare ad avere fiducia in noi perche’
stiamo avendo i riscontri e vogliamo ottenerne ancora di piu’. Non ci stanchiamo mai di rivolgerci alle parti offese e agli estorti. In questa inchiesta abbiamo due persone che hanno denunciato, due persone vessate, soffocate dalla cosca Bagala’ ma che alla fine – ha osservato Gratteri – si sono rivolte a noi, hanno avuto fiducia e questa loro fiducia e’ stata ripagata perche’ oggi abbiamo dato risposte alle loro domande di giustizia per le vessazioni subite nel corteo di diversi anni”.
Gli imprenditori che hanno denunciato – e’ stato spiegato in conferenza stampa – avevano intrapreso insieme ad esponenti della cosca Bagala’ un progetto per realizzare una struttura alberghiera sulla costa tirrenica catanzarese, mai piu’ realizzata: i due imprenditori hanno deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine perche’ non riuscivano piu’ a far fronte agli impegni presi a causa delle richieste sempre piu’ pressanti della cosca.

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