SASSARI. La Fiat 500 L nera fiammante trovata online su un portale nazionale di vendita auto sembrava proprio un buon affare. Così un impiegato di Assemini di 47 anni ha preso immediatamente contatto con il venditore sassarese – titolare con il fratello di un autosalone multimarca a Predda Niedda – e in pochi giorni i due hanno raggiunto l’accordo.

All’impiegato quell’auto sarebbe servita, tra le altre cose, per accompagnare a scuola il figlio con gravi problemi di salute, e così per accelerare la consegna ha tirato fuori subito mille euro in contanti e pochi giorni dopo ha saldato il conto con il venditore con altri 11.600 euro, in attesa di ricevere le chiavi.

«Per consegnare tutti quei soldi al venditore – spiega l’impiegato – ho contratto un prestito con una finanziaria da ripagare in cinque anni, con una rata mensile di 240 euro. Il problema è che a distanza di un anno, non solo non mi è stata ancora consegnata la macchina, ma non ho neanche riavuto indietro i miei soldi. Ora mi ritrovo a piedi – conclude – e con una rata mensile per un’auto che non ho più rivisto dopo averla provata una volta prima dell’acquisto».

L’impiegato aveva iniziato a sospettare di essere stato truffato quando il venditore sassarese, una volta ricevuti i soldi aveva iniziato a prendere tempo.

La 500 L era un’auto aziendale d’importazione da reimmatricolare e targare. Serviva qualche giorno di tempo, ma quando i giorni sono diventati settimane l’impiegato di Assemini ha iniziato a perdere la pazienza. «Ti restituisco i soldi – gli aveva assicurato alla fine il venditore – ti ho appena fatto il bonifico». Ma la ricevuta dell’operazione bancaria inviata all’acquirente era risultata carta straccia, perché il denaro nel contro dell’impiegato non era mai entrato. Dopo due mesi di tira e molla il 47enne si era rivolto all’avvocato Luigi Porrà e aveva avviato una causa civile contro l’autosalone sassarese.

Lo scorso febbraio il tribunale civile di Cagliari ha condannato in contumacia la “ICars” di Predda Niedda a versare alla vittima della truffa i soldi spesi per la 500 oltre alle spese legali. Il tentativo di pignoramento dal conto della società non è però andato a buon fine. «I conti risultano vuoti – si rammarica l’impiegato – e io per altri quattro anni devo continuare ugualmente a pagare 240 euro ogni mese. Cosa devo fare per avere giustizia?».

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