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Esistono varie forme di violenza, di certo tutte riprovevoli e degne di ampio biasimo, ma alcune trascendono i confini del reo e hanno il potere di “macchiare” la società tutta di colpevolezza: una colpevolezza che sa di abbandono di valori, di lenta ma inesorabile discesa verso il degrado.

Di certo in un’analisi criminologica risultano particolarmente inaccettabili tutti quei reati la cui vittima si caratterizzi per una peculiare “vulnerabilità”, sia essa legata a fattori anagrafici, come nel caso dei minori, oppure da fattori “di genere”, come nel caso della violenza contro le donne, oppure quando la condotta lesiva si rivolge contro soggetti anziani.

Questo modus agendi è senza dubbio tra i più invisi sia giuridicamente che socialmente, l’agito criminale, si sa, non distingue tra età, sesso ed etnia e può coinvolgere chiunque, tuttavia esiste una sottile differenza che rende le vittime anziane forse “ancora più vittime” rispetto a quelle di età più tenera e questo anche agli occhi dell’opinione pubblica.

Le vicende che riguardano i minori, infatti, fanno più discutere perché toccano il cuore, si dà quasi per scontato che la vulnerabilità sia appannaggio esclusivo dell’infanzia e si dimentica che, al contrario, essa è una dimensione che caratterizza diverse categorie quali gli anziani, le donne, i disabili, spesso lontane tra loro ma accomunate tutte dalla medesima fragilità.

Quando la vittima di violenza è un adulto, inoltre, il senso di vergogna è, in molti casi, più amplificato rispetto a quello vissuto dalla vittima minorenne, poiché la persona più grande d’età dovrebbe aver acquisito, con il tempo e con l’esperienza, la capacità di reagire congruamente alle prepotenze e, quando ciò non avviene, il senso di smarrimento e di inadeguatezza è spesso insopportabile.

Da quanto detto deriva un altro elemento su cui riflettere ovvero che i dati derivanti dalle denunce dei fatti di reato non sono sempre veritieri: in queste circostanze, infatti, non è infrequente scontrarsi con “numeri oscuri” ovvero con casi esistenti ma taciuti e non denunciati alle autorità competenti.

In tanti casi, poi, le vessazioni, le violenze, le umiliazioni vengono taciute anche al resto del mondo perché si ha imbarazzo nell’ammettere di essere sistematicamente derisi, scherniti, feriti nel corpo e nell’anima e magari si spera che, nonostante il muro di omertà che da soli si è edificato, qualcuno si accorga comunque della cattiveria e della violenza che si sta subendo.

Di solito, però, nessuno vede, nessuno si accorge, nessuno interviene e le violenze continuano nella più totale indifferenza della società.

L’ultima, solo in ordine di tempo, l’aggressione definita dalla stampa “in stile “Arancia meccanica”, in omaggio al famoso film del visionario regista Stanley Kubrick, ai danni di un’anziana signora per la quale è stato arrestato un giovane noto alle forze dell’ordine.

La scena è stata immortalata da alcune telecamere e i carabinieri, che hanno indagato sull’aggressione, sono riusciti ad identificare il colpevole che alle spalle ha numerosi precedenti per reati contro la persona e il patrimonio.

Il caso recentissimo si è distinto per la particolare ferocia del giovane protagonista, inoltre, l’episodio è paradigmatico di un degrado morale e sociale che sta caratterizzando la nostra società; inaccettabile appare, infatti, la crudeltà di cui sono capaci alcuni giovani ai danni di un soggetto reso ancora più vulnerabile dalla sua età avanzata.

Ma non basta: ancora più recenti le immagini di violenza e vessazioni registrate dalle telecamere nascoste nei centri per anziani o per persone diversamente abili.

Sono sempre più numerosi i casi di vere e proprie torture perpetrata, da Nord a Sud del Paese, ai danni degli anziani ospiti delle case di riposo o dei pazienti psichiatrici, da parte di chi dovrebbe accudirli con rispetto e perché no, magari anche con un po’ d’amore, ricordando che la malattia e la vecchiaia sono condizioni alle quali tutti gli esseri umani sono destinati perché l’invincibilità della giovinezza non è destinata a durare eternamente.

Tali crimini devono repellere al pari delle immagini di medesimo tenore riguardanti i bambini degli asili o delle scuole materne poiché c’è un legame indissolubile tra bambini, anziani e soggetti diversamente abili ovvero la vulnerabilità, la fragilità e soprattutto l’innocenza, quella innocenza che la società tutta ha l’obbligo di tutelare.

L’indifferenza della società e l’inadeguatezza della rete sociale a intervenire prontamente per salvare e non solo per compatire, rappresentano una grande sconfitta per la civiltà e soprattutto per quei valori di inderogabile solidarietà che dovrebbero essere imprescindibili in una compagine umana che possa definirsi “civile”, e fiori e biglietti di postuma solidarietà, non assolvono le colpe della maggioranza silenziosa, di quell’esercito di ignavi che si accorgono del male sempre troppo tardi per porvi un freno.

Allora è importante chiedersi cosa opportuno fare prima e non solo dopo, come prevenire e non solo reprimere, come rispondere efficacemente ad un’esigenze di giustizia che, certamente non deve tradursi in vendetta ma neanche essere inadeguata agli occhi delle tante vittime.

Dott.ssa Claudia Ambrosio- Criminologa

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