Generico maggio 2021

Aveva scritto una lettera ai suoi ragazzi quando alcune settimane fa era scoppiato il focolaio covid, oggi il tecnico del Catanzaro Futsal Gianluigi Mardente affida al suo profilo social le suo impressioni e sensazioni il giorno dopo il successo di Caltanissetta grazie al quale la sua squadra è stata promossa in serie A2. Un messaggio intriso di ringraziamenti ma anche rivolto alla città. 

Mille messaggi, chiamate, abbracci. Mille. Mille, come le emozioni che non riesco a descrivere per quello che abbiamo fatto. Raccontare questa stagione è impossibile. Io, che con la penna sono bravino, non saprei nemmeno da dove cominciare. Farei un torto a qualcuno se scrivessi un libro per far conoscere cosa hanno fatto questi ragazzi. No, cari signori, non lo potete nemmeno immaginare. E smettetela di pensare e dire che gli allenatori possono vincere i campionati, diventerete grandi quando accetterete che sono i giocatori i veri protagonisti. Io ringrazio tutti i giocatori che in questi 4 anni mi hanno consentito di fare la grande scalata dalla D alla serie A2. Tutti, nessuno escluso. Mi avete dato tutto senza chiedermi nulla in cambio: vi siete innamorati e mi avete fatto innamorare. Ma i ragazzi di questa stagione vanno portati in trionfo. Cara Catanzaro, tu non puoi nemmeno immaginare cosa hanno fatto questi uomini per te. Hanno pianto, gioito, sofferto, lottato. Hanno capito, compreso, mollato e poi ripreso. Si sono stretti attorno ad una maglia, ad un amico presidente in lacrime e a dirigenti pensionati che potevano offrire solo caffè e amore. Questi ragazzi si sono divisi il companatico, le magliette, le scarpette, i sudori e la malattia. Ogni giorno, sembrava l’ultimo. E invece no, c’era sempre qualcuno di loro che non voleva mollare e trascinava chi era entrato nel tunnel della disperazione.

Non hanno avuto paura di allenarsi per strada, a casa, in palestre abusive o sul cemento. Si sono presi carico di tutti i loro problemi e li hanno affrontati insieme. Il bambino di Claudio è il figlio di Matteo, e viceversa. Si sono compresi nei loro maledetti e difficili caratteri e hanno accettato di essere bastardi con loro stessi nei momenti difficili, in attesa della dolcezza che sarebbe arrivata durante il buio. Sissignore, perché al buio nessuno è mai stato lasciato solo: tutti dietro a fare strada con una candela, senza pensare dove portava quella strada. E poi la luce, da accendere sempre insieme. “Mister, siamo noi, è il Catanzaro. Non ci ricapita più”. E sono andati avanti, avanti, avanti. Il pres intanto asciugava le lacrime e ritornava ad essere amico e presidente presente, come sempre. Lui, 25enne, che ogni sera ha portato la pizza ai 13 positivi covid. Nascosto, nelle sue debolezze, da una mamma protettiva e dirigenti che hanno rotto il salvadanaio. Insieme, ce l’hanno fatta. Lo staff, che non è stato solo staff. Perchè il prof ci ha fatto correre più di altri e meglio di altri, ma ogni giorno inventava una cosa nuova da affiancare alla sua birra di lacrime post gara. Gli allenamenti per provare a scalare la montagna: oggi tiri tu, domani tiro io. Col sorriso misto alla rabbia di mille cose che Catanzaro non ha e che lasciano spazio a milioni di cose in cui Catanzaro è Capitale. Gli allenamenti con Maicol, la mascotte del cuore.

Le videochiamate la sera per non stare troppo tempo distanti e la conta per l’allenamento del giorno dopo. I passaggi in macchina e i cambi turno a lavoro. La rabbia quando il sogno sembrava svanito e la coppa ci lasciava senza farsi nemmeno accarezzare. Poi l’amore che ritorna perché il primo giorno si sono messi in cerchio e con un sorriso grande così si sono detti: “t’immagini vincimu u campionatu ccu u Catanzaro?”. Lo hanno detto per battuta, lo stavano già facendo. Onorate questa gente altrimenti diventerò noioso e ogni giorno vi tocca un post su ognuno di loro.

Sapete come abbiamo vinto? Allo scontro diretto contro la Futura eravamo sotto di due gol a 15 secondi dalla fine. abbiamo pareggiato. E non è culo, è fame. Quei ragazzi credevano, sognavano, volevano vincere. e volevano farlo per Catanzaro. spero che la citta’ capisca che c’è gente che morirebbe pur di vincere per lei. Grazie, miei gladiatori.

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