“La squadra più forte è la Francia, ma anche l’Italia… E ho fiducia nell’Inghilterra, squadra giovane, mi piace”. Questo il pronostico del bergamasco Angelo Domenghini (campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970 con la nazionale) alla partenza degli Europei. Ma…riavvolgiamo il nastro.

L’unico titolo europeo conquistato dall’Italia porta la firma, anche, di Angelo Domenghini: la prima finale con la Jugoslavia (8 giugno 1968) terminò infatti in parità, proprio grazie a un suo gol e fu quindi ripetuta. Poi l’Italia vinse 2-0, gol di Riva e Anastasi.

Però si rigiocò grazie, appunto, alla rete di Domenghini. Un gol si può dire, provvidenziale…”Beh, mancavano dieci minuti alla fine, ero stremato dalla fatica: ho quasi chiuso gli occhi e ho tirato quel calcio di punizione, non so perché ma ero convinto di fare gol. Così siamo riusciti a pareggiare e siamo andati alla finale-bis, anche se meritava di vincere la Jugoslavia”.

Domenghini aggiunge un particolare: “Ci fosse stato Rivera non avrei certo calciato io quella punizione: ho sempre avuto difficoltà a tirare le punizioni perché c’erano altri che evidentemente calciavano meglio di me”, dice un po’ modestamente. Domenghini aveva una botta sui calci piazzati che non era certo inferiore al sinistro di Gigi Riva, certo se c’era il bomber calciava quasi sempre lui. O perché no, appunto, uno dal piede destro che metteva la palla dove voleva come Gianni Rivera.

“Io solitamente” continua Domingo “calciavo di potenza. Anche ai Mondiali del Messico avevo fatto gol alla Svezia e avevamo superato il turno eliminatorio. Grazie anche a una mezza papera del portiere svedese”, ammette il numero sette bergamasco.

Il pareggio con la Jugoslavia era stato molto sofferto: “Avevamo giocato i supplementari con la Russia, quando avevamo vinto grazie alla monetina e anche con la Jugoslavia era finita ai supplementari. Però nella seconda finale fummo superiori noi, grazie anche alle mosse del ct Valcareggi che rivoluzionò la formazione affiancando Anastasi a Riva e inserendo Mazzola al posto di Rivera. Quell’Italia aveva i numeri per vincere, poi giocava in casa e a Napoli prima e poi a Roma il pubblico fu fondamentale, ci trascinò in finale e poi alla conquista del titolo europeo”.
Stavolta ci sarà di nuovo il pubblico: “E a Roma darà una mano agli azzurri, come fu fondamentale per il nostro successo nel 1968”.

Riguardo all’Italia, Domenghini aggiunge: “Intanto dovrà preoccuparsi di partire bene, le prime tre partite sono impiortanti per passare il turno, sono sfide difficili. Ci sono squadre forti, attrezzate, però l’Italia ha le possibilità per andare avanti e…”.

E poi? “Può anche arrivare nelle prime quattro. Servono determinazione, volontà, entusiasmo, le partite non si vincono prima. Però se la ruota gira questa Italia può arrivare in finale e giocare per il titolo”.

Come vede i due atalantini Pessina e Toloi, Domenghini? “Se Mancini ha dato fiducia vuol dire che se la sono meritata, la Nazionale è una bella carica e sicuramente Pessina potrebbe essere un cambio utilissimo per dare alla Nazionale un salto di qualità”.

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