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Chi fa il giornalista vive gravi condizioni di inagibilità. Speravamo in una riforma di legge sulla diffamazione a mezzo stampa, una decisione legislativa chiara sulle querele temerarie, ma siamo ancora in alto mare. La verità è che certa politica e certi poteri, non vogliono mollare gli strumenti che hanno a disposizione per intimidire e ostacolare i giornalisti “scomodi”.

In Basilicata siamo messi peggio. Si querela con molta facilità, anche quando le motivazioni appaiono inequivocabilmente infondate. Lo fanno tutti: imprenditori, politici, magistrati, per due ragioni fondamentali: ostacolare e intimidire. Una querela per diffamazione implica per i giornalisti il dispendio di risorse in termini di tempo, di parcelle ai difensori, di giornate inutili in Tribunale, di spese processuali che paghi anche quando sei assolto.

Più sveli fatti e circostanze sui loro affari e sulle loro relazioni, più si accaniscono. Nell’eterogenesi di questi poteri il fine ultimo è sempre lo stesso: inquinare la credibilità e l’affidabilità di giornali e giornalisti. Insomma, il diritto all’informazione confligge, spesso, con il loro presunto diritto di affrancarsi dalla critica dell’opinione pubblica. Ormai, alcuni di questi signori, temono più i giornali che la Guardia di Finanza o i Carabinieri.

Insieme alle querele altri ostacoli si abbattono sul nostro lavoro: i Tribunali che non funzionano. Ad ogni udienza un giudice o un pm diverso, e spesso ti capitano quelli che non leggono i fascicoli, quelli che rinviano a giudizio per lavarsi le mani e quelli che rinviano le udienze per passare la palla al collega di dopo, o quelli che chissà perché lo fanno. Denaro pubblico buttato nei cestini delle scrivanie. La persona che avresti diffamato è finita nel frattempo in galera, ma tu ti becchi lo stesso il processo per diffamazione. La Giustizia fa sempre il suo lungo corso e non guarda in faccia a nessuno, perché, a volte, quel nessuno ha una maschera perfetta o perché – capita anche questo –  il pm o il giudice hanno la vista offuscata dal delirio di onnipotenza.

E poi ci sono alcuni cosiddetti giornali di editori interessati a ben altri affari, che “sparano” contro i giornalisti. E poi ancora politicanti senza coraggio che sguinzagliano sui social i buttafango di professione. “Premetto che sono per la libertà di stampa…” È la frase tipica di chi telefona nelle redazioni per lamentarsi di un articolo che lo riguarda. Anche noi siamo per la libertà di stampa e per questo abbiamo scritto l’articolo che lo infastidisce.

Il mondo che si coalizza contro i giornali e i giornalisti, non disdegna di allearsi con settori della stampa e dell’editoria per colpire giornali e giornalisti. E se un tempo abbiamo scritto che qui la libertà di stampa è solo quella del tipografo, oggi siamo costretti ad ammettere che non sappiamo che fine abbia fatto il tipografo.

Negli ultimi anni le condizioni di agibilità sono peggiorate pesantemente. Nello stesso tempo le cose da fare per un giornalista sono aumentate di molto. Questa regione avrebbe bisogno di centinaia di giornalisti che stiano col fiato sul collo del potere economico, politico e giudiziario. Noi a Basilicata24 siamo quattro gatti e facciamo quello che possiamo, anzi di più, ma non basta.

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