Anche a Bergamo è nato il comitato promotore del referendum per regolamentare l’eutanasia in Italia.

Si tratta di un referendum abrogativo che vuole abrogare la norma penale che impedisce l’introduzione dell’Eutanasia legale in Italia. Con questo intervento referendario l’eutanasia sarà consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, ma rimarrà punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni.

Per poter far sì che i cittadini possano votare ed esprimere la propria preferenza, è necessario raccogliere 500mila firme in tutta Italia entro settembre.

E anche Bergamo è presente nella raccolta. Lo sarà ogni sabato e domenica di luglio, agosto e settembre. A partire dal 3 luglio, dalle 10 alle 18, con un gazebo in via XX Settembre, di fronte all’UniEuro. Fino al 30 settembre.

“É importante capire che questa è sì una battaglia politica, ma non partitica – ha commentato Grazia Coppola, coordinatrice per la Lombardia del Referendum Eutanasia Legale – Al di là delle idee politiche diverse, l’obiettivo comune è affrontare in modo serio, approfondito e con le dovute informazioni il tema della malattia e del fine vita”.

“L’eutanasia attualmente in Italia c’è, ma non è legale. Noi vogliamo regolamentare un fenomeno diffuso, ma che sfugge all’ordinamento giuridico. Bisogna far passare il messaggio che si tratta di un atto d’amore per chi amiamo”, ha commentato Pia Locatelli, già Deputata della Repubblica della Repubblica, oggi referente di Bergamo per il Referendum Eutanasia Legale.

Prendendo, infatti, come riferimento i dati sulla popolazione dell’Olanda e del Belgio (totale, 27 milioni) e i casi di eutanasia che si registrano annualmente nei due paesi (totale 9.500) e ipotizzando che negli italiani vi sia una propensione alla eutanasia comparabile, si potrebbero prevedere circa 19mila casi di eutanasia all’anno, a fronte di una media annua di 650mila decessi (vale a dire 3,8% di eutanasie sul totale delle morti).

Come sottolineato anche da Carlo Angelillo, referente per Bergamo per il Referendum Eutanasia Legale, e da Jacopo Soregaroli che ha anche ricordato come, secondo gli ultimi sondaggi, circa il 75% degli italiani è già a favore dell’eutanasia.

Attualmente in Italia il termine eutanasia non è utilizzato dal nostro ordinamento giuridico che riconduce le condotte eutanasiche, per opera di un terzo, nell’ambito del reato di “omicidio del consenziente” (art. 579 c.p.).

É, invece, legittimato l’ “aiuto al suicidio” : una forma di eutanasia che prevede che il malato, previa verifica del Sistema sanitario nazionale e parere del comitato bioetico, possa accedere al suicidio assistito, autosomministrandosi il farmaco legale. In assenza di tali condizioni l’aiuto al suicidio è punito dal reato di “istigazione o aiuto al suicidio”. Escludendo, quindi, e discriminando chi non è nelle condizioni di autosomministrarsi il farmaco.

Le richieste del referendum non sono nuove. Da sette anni e mezzo, ormai, giace in Parlamento la legge sull’eutanasia. Mai calendarizzata da allora.

Tra i promotori dell’iniziativa anche Niccolò Mosconi, di 19 anni, e membro del gruppo giovani bergamasco di Forza Italia: “Parlo a nome della parte partitica a favore del referendum, pur sapendo che ci sono persone all’interno del partito a non essere d’accordo. Io, invece, credo fortemente in questa raccolta firme. Ho vissuto personalmente il dolore e il fine vita ed è un diritto civile tutelare il diritto di decidere per il proprio ultimo momento”.

Per renderlo possibile, oltre ai firmatari, c’è anche bisogno di volontari e autenticatori: da quest’anno, oltre alle ordinarie figure del consigliere provinciale e comunale, possono ricoprire questo ruolo anche gli avvocati e le avvocate.

Per poter aderire come volontario o autenticatore, è possibile registrarsi a questo indirizzo.

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