Ha scritto di suo pugno al giudice per le indagini preliminari, il quale ha accettato la sua richiesta di uscire dal carcere e di essere messa ai domiciliari a casa di un parente, ma con il braccialetto elettronico. Eliana Mascheretti, 61 anni, è accusata di aver ucciso a martellate il cugino 73enne Giuliano il 20 dicembre scorso: martedì ha lasciato il penitenziario di via Gleno dove era rinchiusa da sei mesi come misura cautelare.

Il Gip Massimiliano Magliacani ha accolto la sua proposta, nonostante non sia stata inoltrata, come avviene nella maggior parte dei casi, dai sui legali, gli avvocati Carlo Cofini e Francesca Longhi. Magliacani ha però aggiunto che la donna dovrà indossare alla caviglia il braccialetto elettronico, in modo da avere un maggiore controllo sull’indagata ed evitare una sua possibile fuga.

Secondo le indagini coordinate dal pm Emanuele Marchisio la 61enne, ingegnere alla 3M di Grassobbio, al culmine dell’ennesimo litigio nella serata di domenica 20 dicembre scorso avrebbe colpito a martellate Giuliano Mascheretti, ex docente di lettere in scuole private, che dal 2015, anche a causa delle sue difficoltà economiche, aveva accettato di farsi ospitare dalla cugina nella grande villetta con giardino di via Camozzi 12 a Pedrengo.

Subito dopo l’aggressione, avvenuta in bagno, la donna si sarebbe pentita e avrebbe cercato di aiutare il cugino tamponandogli le ferite e dandogli un antidolorifico. Poi ha pure chiamato il 112. Ma l’anziano è spirato poco prima dell’arrivo dell’ambulanza.

I due facevano parte di una famiglia benestante e molto conosciuta nel paese dell’hinterland. Il padre di Eliana era deceduto nel 2012, un anno prima dell’assegnazione da parte della Provincia dell’onorificenza come combattente nella campagna italiana di Russia durante la Seconda guerra mondiale. Era stata lei stessa a ritirare il premio.

Da sempre nubile, quattro anni fa la donna aveva deciso di accogliere nella residenza di sua proprietà il cugino più anziano, anch’esso celibe. Una convivenza serena la loro, almeno fino a quando l’uomo inizia a manifestare alcuni acciacchi fisici dovuti all’età, in particolare alla vista. Lei se ne prende cura, ma con il passare delle settimane crescono i malumori per questa situazione. I diverbi sono sempre più frequenti, con la donna che espone spesso la sua insofferenza per il fatto di doverlo accudire.

Come la sera dell’omicidio. Gli animi sono tesi e l’uomo va in bagno per una doccia, sperando che la situazione si possa calmare. Ma la cugina lo segue per proseguire la discussione. Lui la caccia a spintoni, provocandole anche alcuni lividi al collo. Lei, accecata dalla rabbia, va in cucina, prende un martello e torna dal cugino. Lo colpisce diverse volte alla schiena, alle braccia e una alla nuca. Il 73enne si sdraia sul pavimento e perde sangue.

Eliana Mascheretti si pente. Lo aiuta a lavarsi e gli disinfetta le ferite, gli dà un’antinfiammatorio e lo accompagna a letto per farlo riprendere. Ma l’uomo non si sente bene. Chiede dell’acqua, poi di andare in bagno. Nel tragitto cade a terra esanime.

La donna è disperata e a questo punto chiama il 112, raccontando di un malore. Ma è troppo tardi e l’uomo si spegne poco prima che i medici raggiungano via Camozzi. Secondo l’esito dell’autopsia, l’uomo sarebbe spirato per soffocamento da vomito.

Arrivano anche i carabinieri di Seriate, che arrestano la donna con l’accusa di omicidio preterintenzionale e la conducono in carcere: la 61enne ammette l’aggressione, precisando però che non voleva uccidere.

Entro il 31 luglio è atteso l’esito della perizia psichiatrica chiesta dai suoi legali e affidata al dottor Luca Monchieri di Brescia. Gli avvocati Cofini e Longhi intendono chiarire se quella sera fosse capace di intendere. È emerso infatti che qualche tempo prima la donna era stata ricoverata per ben due volte in ospedale perchè soffriva di depressione.

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