Un nome, un programma: non esiste modo migliore per descrivere la storia del Passo Baciamorti, accesso che da secoli collega la Val Taleggio alla Val Brembana.

Posto all’ombra del pizzo omonimo e del Monte Venturosa, il valico deve probabilmente il proprio nome alla mutazione del toponimo originale “Maxione Mora”, già citato in un documento del 1294.

Utilizzato per indicare una baita ancora oggi presente, il termine si trasformò con il passare del tempo in “Masamoro” e “Vasamor” prima di ottenere l’attuale denominazione.

Nel corso dei decenni sono state diverse le interpretazioni avanzate dagli studiosi, a partire da quella secondo cui i taleggini morti in Alta Valle Brembana sarebbero stati trasportati nelle località di nascita.

La tradizione affermava che i parenti avrebbero dato l’ultimo saluto alla persona scomparsa nei pressi del valico e lì avrebbero baciato la salma prima che quest’ultima proseguisse verso Vedeseta dove ancora oggi sorge la Chiesa di San Bartolomeo.

Ipotesi diversa quella avanzata da Bernardino Luiselli, il quale ricondurrebbe l’origine del termine a una deformazione del bergamasco “Pas dei mòrcc”, toponimo nato ancora una volta dalla consuetudine della traslazione dei defunti.

Escluso il gesto dell’ “ultimo bacio”, lo storico orobico ricondurrebbe la pratica della traslazione all’introduzione dell’interdetto comminato fra il 1606 e il 1607 da papa Paolo V alla Repubblica di Venezia.

Il divieto di amministrare i sacramenti e di svolgere funzioni religiose avrebbe spinto gli abitanti della Valle Averara a condurre i corpi senza vita dei propri cari nel vicino Ducato di Milano così da svolgere le estreme esequie.

Nonostante i secoli trascorsi e le numerose avanzate, la macabra aurea che aleggia sul Passo dei Baciamorti con buona probabilità non abbandonerà mai il varco prealpino.

Fonti

Sergio Salvetti; Taleggio: la terra, la storia; Bergamo; Edizioni Villadiseriane; 1989

Stefano Dadda, Marco Dusatti; Le Guide di Altobrembo; 2015; Corponove

Bernardino Luiselli; Annuario C.A.I. Alta Valle Brembana 2010

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