Nella settimana epidemiologica 13-19 luglio abbiamo avuto la conferma che dovremo affrontare la Quarta Ondata. Era dal 23 ottobre 2020 che non si vedeva un tasso di crescita del genere.

I nuovi casi sono stati 17.360 (+107% dai 8.380 del periodo precedente, che si aggiunge al +34,6% della settimana prima); media giornaliera 2.480 (da 1.197); rapporto positivi/tamponi medio: 1,43% (in precedenza 0,77); rapporto positivi/casi testati: 4,5% (da 2,4%); ricoverati in area medica il 16 luglio 1.188 (dai 1.149 del 12 luglio); terapie intensive il 19 luglio 162 (dalle 158 del 12 luglio) con 66 nuovi ingressi nella settimana (51 la precedente, si evidenzia l’inversione di tendenza); sempre su livelli molto bassi i tamponi totali, nonostante un leggero incremento: 1.289.821 (da 1.167.485; +10,4%); decessi settimanali 86 (da 108). Sappiamo che questo dato si muove sempre in ritardo rispetto alle infezioni, speriamo che grazie ai vaccini resti contenuto il probabile rialzo.

Il valore di Rt a livello nazionale è 1,1 (contro 0,9 della settimana precedente). Il tempo di raddoppio dei casi è ora di 6-7 giorni. Una dinamica ampiamente attesa e prevedibile, che d’ora in avanti andrà considerata incrociando i dati delle nuove infezioni con quelli di ricoveri e decessi. Se arrivassimo ad avere 100.000 casi al giorno senza nemmeno un ricoverato e un decesso significherebbe poter convivere con il virus senza difficoltà, come già facciamo con molti altri che circolano da centinaia di anni. Ci auguriamo che ciò sarà possibile grazie ai vaccini.

Le performance dei vaccini

A proposito di vaccinazioni, l’Iss, nel periodo 21 giugno – 4 luglio, ha rilevato le seguenti performance dei vaccini in uso dopo doppia dose: 79,8%-81,5% contro il rischio di infezione; 91,0%-97,4% contro il rischio di ricovero in area medica; 96,6%-100% contro il rischio di ricovero in terapia intensiva; 97,2%-100% contro il rischio di morte. I valori più bassi sono riferiti alla fascia di età over 80.

La vaccinazione negli ultimi giorni ha ripreso vigore, con la media mobile degli ultimi 7 giorni a 550.000 dosi. Il 46,1% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. Il 15,6% è in attesa di seconda dose. Complessivamente, contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose è almeno parzialmente protetto il 61,7% della popolazione italiana. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 68,5% mentre il 51,1% è completamente vaccinato.

Lombardia e Bergamo

In Lombardia i nuovi casi sono stati 2.456, erano 1224, quindi l’aumento sulla settimana precedente è del 100%. Inversione di tendenza questa settimana anche per i ricoveri: 138 sono ora quelli in Area Medica (+10), mentre sono ancora in diminuzione quelli in Terapia Intensiva: da 36 a 30. Dieci sono stati i decessi, in diminuzione di 4 unità rispetto al dato precedente. Le persone attualmente positive sono 7.581, in leggero calo rispetto alla settimana scorsa.

I nuovi casi registrati nella provincia di Bergamo sono stati 101, in crescita del 77% sul periodo precedente quando erano stati 57: un dato alto, ma comunque inferiore alla media nazionale e lombarda.

In calo i pazienti ricoverati: sono 6, di cui uno in Terapia Intensiva. Da rilevare che dopo ben 26 giorni senza decessi, in settimana se ne è registrato uno.

In regione siamo prossimi al 75% di copertura vaccinale con la prima dose; si prospetta quindi, fra poco più di un mese, il raggiungimento della prima soglia della auspicata immunità di gregge.

La variante Delta

Malauguratamente, il diffondersi della variante Delta ha fatto sì che questo livello debba porsi più in alto: l’ISS cha calcolato che la sua maggiore contagiosità necessiti di arrivare a circa il 90%. Suddetta percentuale sarà molto probabilmente raggiunta dagli over 70, meno certo per gli ultracinquantenni, improbabile per le persone più giovani. È necessario quindi trovare il modo di invitate tutti coloro che possono vaccinarsi a farlo al più presto, per ridurre almeno l’impatto più grave della malattia.

Il governo sta lavorando a una revisione dei parametri che darà più peso ai ricoveri rispetto all’incidenza dei casi. Nel frattempo Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha affermato che si va verso il 10% di occupazione nelle intensive e nei reparti. “L’evoluzione nel mese di agosto si prospetta con una crescita dell’occupazione in terapia intensiva e area medica ma comunque inferiore alle soglie critiche del 30% e 40%, ma è possibile che si superi il 10% di occupazione con centinaia di persone ricoverate, questo è ovviamente lo scenario peggiore”.

Per come si sta caratterizzando, questa nuova ondata legata alla variante Delta ha una crescita estremamente rapida dei casi che non si accompagna a una altrettanta impennata dei ricoveri. Non che quest’ultimi non crescano. Nel Regno Unito nell’ultima settimana sono stati superati i 600 ricoveri giornalieri, con un andamento esponenziale.

Tuttavia nel pieno dell’ondata invernale, a metà febbraio, nel Regno Unito mediamente il 12% dei casi richiedeva l’ospedalizzazione. Oggi tale valore si attesta sull’2%.

La differenza la fanno i vaccini: i ricoverati oggi nella stragrande maggioranza dei casi sono persone non vaccinate.

La Gran Bretagna

A proposito di Gran Bretagna, dalla mezzanotte di lunedì, come ampiamente annunciato, ha detto addio a gran parte delle restrizioni anti-Covid che affliggono ancora il resto del mondo. Freedom Day (giorno della libertà), lo hanno ribattezzato gli inglesi: basta mascherine obbligatorie, via libera in discoteche, bar e ristoranti, pub. Insomma, assembramento libero, e i primi a riempirsi sono stati, ovviamente, i locali notturni.

Un provvedimento strenuamente difeso dal premier britannico Boris Johnson nonostante l’allarme degli esperti. Peccato che, proprio alla vigilia del “liberi tutti”, BoJo sia incappato in una figuraccia solo parzialmente mitigata dal dietrofront quasi immediato. Johnson, che era entrato in contatto con il ministro della Salute Sajid Javid (risultato positivo), ha dapprima tentato di sfuggire all’isolamento imposto a tutti i britannici aderendo a un “programma pilota” che gli permetteva di lavorare a Downing street come nulla fosse, con l’unico obbligo di fare quotidiani test anti-Covid. Poi ha dovuto cedere, pressato dalle proteste dei laburisti.

E così, dal suo isolamento, ha esortato i britannici a restare prudenti, di fronte all’impennata di casi registrati, arrivati a superare i 50 mila al giorno. In effetti, grazie alla campagna vaccinale a tappeto, in Gran Bretagna le ospedalizzazioni sono, come suddetto, ancora gestibili. Ma Neil Ferguson, scienziato dell’Imperial College di Londra, da giorni ha avvertito che è “quasi inevitabile” per la Gran Bretagna raggiungere i 100 mila casi al giorno e mille ricoveri perché la variante Delta è fuori controllo. “La vera domanda è: possiamo raddoppiare (il numero) o addirittura di più? Ed è qui che la sfera di cristallo comincia a non funzionare”, ha affermato l’esperto alla Bbc. “Potremmo arrivare a 2 mila ricoveri al giorno e a 200 mila casi”, ha aggiunto. In sintesi: liberi tutti, situazione ora sotto controllo, buon numero di vaccinati, incremento dei casi certo, preoccupazione per il futuro.

Ricordiamo che anche nelle precedenti ondate ciò che accadeva nel Regno Unito è poi successo anche da noi.

È ormai un anno e mezzo che abbiamo a che fare con questo coronavirus e abbiamo ormai una certa confidenza con le ondate che lo caratterizzano. Quando la curva dei contagi si abbassa e le restrizioni si allentano, si ha una sensazione di ritorno alla normalità. Questo però non significa che la pandemia sia finita. Ce ne stiamo accorgendo di nuovo.

Nel mondo

Quando due mesi fa i casi erano in picchiata in Italia e nei principali paesi europei, in India erano al loro massimo storico. Oggi lì sono in calo, ma hanno ripreso a salire in tutta Europa, negli Stati Uniti, perfino in Australia e in Israele, due tra i paesi più “virtuosi”.

Che la pandemia non sia finita lo ha ricordato pochi giorni fa l’Oms. E un interessante articolo del New York Times ricco di numeri lo esemplifica con il caso dell’Africa, che sta vivendo la sua fase peggiore dall’inizio di questa emergenza sanitaria globale: in Africa meno del 3% degli abitanti ha ricevuto almeno una dose.

E il problema ci riguarda, perché come ha ricordato Didier Houssin dell’Oms, in questo scenario di alta circolazione del virus è molto probabile che emergano nuove varianti più contagiose, capaci di mettere ancora più in difficoltà la sfida globale al virus.

Occorre l’aiuto dei Paesi più ricchi: gli Stati Uniti, per esempio, hanno annunciato oggi l’invio di 25 milioni di vaccini anti-Covid per l’Africa, partendo da Burkina Faso, Gibuti ed Etiopia. Le spedizioni avranno luogo entro pochi giorni, con un totale di 49 nazioni africane pronte a ricevere dosi di Johnson&Johnson, Moderna o Pfizer nelle prossime settimane.

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