Carlo Tansi

Si avvicinano le elezioni – scrive il leader di Tesoro Calabria Carlo Tansi ed ecco che in Calabria spuntano fuori le soluzioni miracolose per tutto e tutti. Succede insomma che problemi, anche molto gravi, rimasti giacenti per anni, o meglio decenni, trovano ad un tratto i primi posti nelle agende dei politici locali. Soprattutto dei soliti noti. I vecchi marpioni come ad esempio il candidato a governatore del centrodestra Roberto Occhiuto che nel lanciare lo slogan “Finalmente la Calabria conta in Parlamento”, si dimentica che lui è in Parlamento dal 2008, e che in questo lungo lasso di tempo il problema dei tirocinanti, come tutti gli altri che assillano la Calabria, non sono stati risolti. Si vanta di avere fatto approvare due emendamenti per un totale di 85 milioni di euro per fare un regalo, il dono più atteso, ai tirocinanti. Occhiuto fa anche sapere che tale sostanzioso finanziamento servirà al dipartimento della Funzione Pubblica per bandire procedure selettive dedicate ai tirocinanti dei ministeri della Giustizia, dei Beni culturali e dell’Istruzione.

Ma la ciliegina sulla torta è quanto dichiarato poi dal prode Robertino che, a detta sua naturalmente, allo scopo di raggiungere tale obiettivo si è speso settimane intere in maniera costante e sottotraccia, dialogando con funzionari, ministri, parlamentari di diversi partiti, dirigenti sindacali, membri della giunta regionale calabrese e chissà chi altri ancora. Ma a rendere il suo impegno commovente è stato il lavoro di squadra in cui fondamentale si sarebbe rivelato il prezioso contributo fornito dal collega Francesco Cannizzaro, che si è adoperato positivamente per rendere (ri)ammissibile l’emendamento presentato dal gruppo forzista. L’annuncio è parte integrante della solita, vomitevole, promessa elettorale. Un imbroglio, vero e proprio, perpetrato sulle spalle di migliaia di donne e uomini nel patetico tentativo di estorcergli il voto con una delle consuete illusioni, che io sento il dovere di smascherare. Sì, io che accanto a questi donne e uomini ci sto da mesi promuovendo con loro diversi incontri e organizzando dei tavoli tecnici con gli avvocati Anna Maria Gaccione, Giovannina Lo Cane e Daniela Bellocco, che fanno parte dello schieramento di Tesoro Calabria, posti a servizio gratuito dei tirocinanti per cercare di individuare la soluzione definitiva al loro problema. Trattasi di gente che soffre una condizione di precarietà e sfruttamento cento volte più grave delle altre, poiché causata dallo Stato, che invece dovrebbe tutelarli. Persone che io seguiterò ad ascoltare e a cui continuerò a stare vicino, tifando persino per un prodigio. Vale a dire per il fatto che una volta tanto in vita sua Occhiuto abbia detto la verità e il loro patimento, finalmente, finisca in un “amen”.

La realtà è invece diversa dai proclami elettorali. Il bel proclama di Occhiuto non è altro che una bella mela avvelenata per i tanti tirocinanti calabresi. La tanta agognata stabilizzazione non ci sarà perché sono previsti (semmai) solo contratti a tempo determinato e a tempo parziale di 18 ore settimanali della durata di 18 mesi. Finito questo periodo il NULLA! precari erano e precari resteranno. Quindi il problema non viene risolto come pomposamente annunciato dai “Salvatori della Patria” ma solo posticipato. A ciò deve aggiungersi che anche la possibilità di accedere a forme contrattuali a tempo determinato, con priorità per i tirocinanti, al momento non è chiarita atteso che l’emendamento in questione autorizza il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri a bandire le procedure selettive per l’accesso a dette forme contrattuali e, dunque, allo stato è assolutamente improprio gridare ai quattro venti di avere trovato la soluzione al problema della stabilizzazione lavorativa dei soli tirocinanti, non avendo per nulla contezza delle procedure selettive che dovranno essere bandite per accedere, nella migliore delle ipotesi, ad una assunzione lavorativa a tempo determinato. Per non dire infine che detta prospettazione non si configura neppure per i Tirocinanti di Inclusione sociale (TIS) per i quali è solo prevista una proroga del tirocinio ed un’integrazione dell’indennità percepita, che di fatto rappresenta poca cosa rispetto alla complessità del problema socio economico che investe questi soggetti e le loro famiglie, continueranno a non avere alcun riconoscimento di contribuzione previdenziale, mentre l’aumento dell’indennità da 500 euro a 900 euro determinerà una tassazione sul reddito con mancanza di accesso ad ammortizzatori o sostegni al reddito. Non vi è dubbio dunque che siamo dinnanzi al solito proclama elettorale atteso che il caso è ben lungi dall’essere risolto. Insomma, c’è poco da gridare vittoria.

D’altronde si osserva che nonostante il fenomeno dei tirocinanti sia sulla cresta dell’onda da ormai diversi anni solo adesso, i soliti noti, sembrano impegnati a risolvere il problema, guarda caso in prossimità delle elezioni regionali. Ma allora perché non si inizia a dare dei concreti riconoscimenti a tirocinanti? Perché non si pensa di riconoscere degli attestati di idoneità lavorativa per le mansioni di fatto da questi svolte all’interno della Pubblica Amministrazione, al fine di spingere per una loro diretta assunzione all’interno delle Amministrazioni utilizzatrici? Se è vero infatti che l’assunzione nella pubblica amministrazione avviene tramite concorso pubblico è altrettanto vero che i tirocinanti sono divenuti ormai necessari, data la loro indiscussa acquisita competenza, a garantire il buon andamento della Pubblica Amministrazione e, di conseguenza, la loro assunzione non è in contrasto con i principi costituzionali (art.97), bensì serve a realizzare gli stessi, risolvendo tra l’altro anche l’annoso problema della carenza di organico. Ed allora c’è da chiedersi: Vogliano davvero stabilizzare i tirocinanti?

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