Su 50 morti sul lavoro in provincia di Bergamo, 44 sono stati causati dal Covid 19. Anche i numeri del monitoraggio dell’Inail confermano quanto la pandemia abbia colpito duro nel 2020 in Bergamasca. “In particolare a febbraio e marzo, quando siamo stati colti completamente impreparati dall’arrivo del virus nelle nostre zone”, spiega Danilo Mazzola, segretario della Cisl Bergamo.

L’anno scorso nella nostra provincia si sono registrate 11.503 denunce di infortunio, in calo rispetto ai dodici mesi precedenti quando erano state 13.973. “Questo è dovuto al lockdown e alle varie chiusure che ci sono state e che hanno limitato di molto il fenomeno”, prosegue Mazzola.

Tra le 11.503 segnalazioni di infortunio, 2817 sono dovute al contagio da Covid. In calo (700 rispetto alle 1187 del 2019) quelle per le altre malattie professionali, a causa della diminuzione di controlli medici per l’attestazione. “Ora però molte altre persone stanno facendo ricorso perchè si sono rese conto di aver contratto il virus e vogliono che venga riconosciuto per i disturbi con cui devono ancora convivere”.

Ma se sono calati gli infortuni, sono aumentati quelli mortali: nel 2019 erano stati 20, più del doppio, 50, quelli dello scorso anno, in cui come detto ha influito molto il numero dei decessi per Covid.

“È una situazione più unica che rara quella che abbiamo vissuto e che stiamo ancora in parte vivendo – commenta Mazzola – e purtroppo la nostra impreparazione ci ha fatto pagare un prezzo altissimo in termini di vittime, in particolare tra il personale sanitario ma non solo. Quest’anno – conclude – i numeri stanno tornando in linea, ma nei primi mesi abbiamo registrato cinque infortuni mortali, forse dovuti alla frenesia di voler riprendere a lavorare che ha fatto trascurare un po’ le norme sulla sicurezza”.

infortunio mortale cantiere pagazzano

I numeri bergamaschi si inseriscono in quelli nazionali registrati dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro. La relazione annuale del 2020 evidenzia un calo degli infortuni, dovuto anche qui alla chiusura di tante aziende nel lockdown e al massiccio utilizzo dello smart working, ma in aumento di quelli mortali.

Nel 2020 sono state registrate poco più di 571mila denunce di infortunio (-11,4% rispetto al 2019), un quarto delle quali relative a contagi da Covid-19 di origine professionale. Gli infortuni mortali per cui è stata accertata la causa lavorativa sono 799 (+13,3% rispetto ai 705 del 2019). Gli incidenti plurimi, che hanno comportato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente, sono stati 14, per un totale di 29 decessi.

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