Pavoletti in conferenza stampa: le dichiarazioni dell’attaccante del Cagliari dal ritiro rossoblù a Pejo

Leonardo Pavoletti parla in conferenza stampa dal ritiro del Cagliari a Pejo. Le dichiarazioni riprese da centotrentuno.com.

DENTRO IL PROGETTO – «Mi sento più dentro sicuramente rispetto all’inizio dell’anno scorso. Per tanti ero un incognita dopo l’infortunio e non sapevano come avrei reagito aa questo colpo. Sono stato bravo e lucido ad aspettare la mia opportunità I tre momenti più belli nelle 100 presenze? Il gol di Firenze del primo anno, il secondo anno la nascita di mio figlio e infine l’ultimo gol a Benevento».

FINALE STAGIONE – «Ho vissuto un periodo duro, a inizio scorsa stagione non potevo pretendere di essere titolare ma da novembre stavo bene. Mi mancava solo la fiducia dopo un anno di inattività. E non arrivava anche per scelte tattiche e tecniche, e le cose in campionato stavano iniziando ad andare malino. Quello che mi ha stimolato di più è che nel momento difficile ti affidi agli uomini e nel momento difficile il Cagliari si è affidato anche a me».

NUOVA STAGIONE – «Sono sicuro che faremo una grande annata. Sul piano personale mi sto gestendo per non affaticare il ginocchio. Ci toglieremo soddisfazioni perché sto vedendo grande voglia, spero di giocare di più».

ANDARE VIA – «A gennaio scorso è stata davvero dura, perché stavo bene ma stavo in panchina. A gennaio ho pensato di andare via da Cagliari. Poi abbiamo aperto gli occhi. Per fortuna alla fine alcune situazioni per trasferirmi non le abbiamo chiuse e sono rimasto con la paura di perdere anche un altro anno. Con due anni fermi sarei stato una certezza come giocatore finito e invece io volevo dare una sterzata. Era l’unico motivo che mi avrebbe spinto lontano da Cagliari. Ma la mia volontà è di stare qui, credo molto in questa società. Nel futuro può essere un club ad alto livello, mi piacerebbe farne parte».

AIUTARE I COMPAGNI – «In campo quando mi giro e vedo un compagno con cui ho combattuto tante partite dico oggi me la gioco alla morte. Quando vedo accanto a me Cragno, Joao, Ceppi mi dà grande sicurezza. Lo zoccolo duro è importante per fare inserire nuovi giocatori, per avere un dialogo con l’allenatore. Se manca nel dialogo nella squadra iniziano i problemi. Quest’anno ci siamo stufati dei proclami, abbiamo la volontà di fare bene».

RAPPORTO CON SEMPLICI – «Il mister è fiorentino, è burberone, ti dice le cose con il cuore. Non ha secondi fini. A lui piace il dialogo. Se difendo dei compagni è per capire se abbiamo intuito i giusti movimenti».

DALBERT – «Io sono sempre più legato a quelli che ho, il legame umano che si crea nello spogliatoio è importante. Specie dopo una stagione complicata come quella scorsa».

CONTRATTO – «Sono sotto contratto fino al 2023, spero di dimostrare di stare bene e di fare gol e che la società possa pensare di tenermi anche un altro anno. Il mio compito è di mettere a loro i dubbi e convincerli a non lasciarmi andar via. A gennaio ripeto fui il primo a dire se non faccio più comodo vado via. Ma la volontà è di restare qui».

MATURAZIONE – «Da quando sono arrivato a Cagliari a ora è successo di tutto. Riconosco che su alcune cose sto diventando quasi il nonno, il genitore puntiglioso. Un figlio ti dà tante responsabilità. Però mi sento ancora la voglia del ragazzo dentro. Con tutti i compagni c’è un bel rapporto, ci giochiamo il posto ma c’è la sana competizione che fa bene per alzare il livello».

DOPO IL RITIRO – «Fino a qualche anno fa dicevo che quando avrei smesso sarei uscito da questo mondo e invece negli ultimi anni con 15 anni di carriera, non ho fatto l’università e non so lavorare, uno deve anche essere consapevole di quello può fare. Credo di poter costruire un ruolo nel calcio, nel settore giovanile. Non mi piacerebbe fare l’allenatore o il direttore sportivo».

JOAO PEDRO – «Io lo vedo più punta, anche se è ottimo come alternativa. Ma negli ultimi anni è diventato un attaccante vero. Più vicino alla porta sta e meglio rende».

GIOVANI – «Sono più i giovani che hanno bisogno della bacchettata, perché sono generosi ma sbagliano a volte le posizioni e per dare di più sbagliano anche i movimenti».

ESSERE APPREZZATO SOLO PER I COLPI DI TESTA – «Se mi scoccia? Sinceramente sì, Pavoletti non è Van Basten ma forse non sono stato bravo io a dimostrare quanto sono completo».

INFORTUNIO – «Per me che faccio della fisicità la mia forza non mi fa piacere dover dire ogni tanto io mi fermo. Però devo essere consapevole di me stesso. Io sto facendo di tutto per essere pronto alla prima giornata. Il ginocchio si deve riabituare ai due allenamenti giornalieri».

 

L’articolo Pavoletti: «Cagliari, stavo per andarmene. Ora sono al centro» proviene da Cagliari News 24.

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