Luca ciarla secondo life

La ‘seconda vita’ di Luca Ciarla, violinista termolese di successo planetario, è ricominciata da dove l’aveva lasciata: dalla musica, dal suo strumento, dai suoi progetti e dalle sue collaborazioni artistiche. Dopo aver vissuto sulla sua pelle l’esperienza della malattia da Covid-19 (nelle primissime battute del 2021), con l’aria che mancava e le forze che non c’erano, il ‘nostro’ ha pian piano recuperato le energie e, in questa intervista rilasciata a Primonumero, ha spiegato come non si sia trattato solo di indebolimento a livello fisico ma di un più generale logorio psichico, condito da preoccupazione, amarezza e tristezza per tutto quello che stava avvenendo. Nel mondo, in Italia, nel ‘suo’ Molise dove vivono i suoi cari.

Ripartire però è un concetto mai messo in discussione dal musicista, che a dire il vero non si è mai fermato – se non nelle settimane più dure dell’infezione che lo ha riguardato – malgrado tutte le immani difficoltà del mondo dello spettacolo. E forse proprio dalla ‘crisi’ si sono originati idee e progetti inediti, realizzati e da realizzare in futuro. Il talento creativo d’altronde è un processo divergente, che le sue strade le trova sempre. Ed è anche ‘onnivoro’: si nutre di tutto…

Luca, intanto ora come stai?

“Direi di poter dire ormai di esserne uscito completamente. Sono passati alcuni mesi dalla fine della malattia; ho avuto qualche ricaduta, giorni nei quali mi sono sentito piuttosto debole ma in generale ora mi sento bene. Sono tornato anche a giocare a calcetto, forse persino meglio di prima! Spero con tutto il cuore che il mio incontro ravvicinato con il Covid sia finito qui”.

Come è cambiata, se è cambiata, la percezione delle cose dopo aver avuto la malattia?

“Dopo aver superato la malattia mi sono sentito più forte e quasi sollevato nel poter uscire senza rischiare, o almeno per un periodo. Questa apparente sensazione positiva però è durata poco perché la situazione generale, con un occhio attento alle avvilenti difficoltà che hanno avuto Termoli e il Molise nei mesi scorsi, mi ha intristito e preoccupato. I tanti morti anche tra i conoscenti, l’incapacità di chi era preposto a gestire l’emergenza e l’impossibilità di fare qualcosa, non essendo sul posto, mi hanno fatto passare la voglia di occuparmi dei concerti online e mi sono eclissato per un po’. Tutto diventa piuttosto inutile quando la vita delle persone è in pericolo. Rimango ancora basito pensando a chi avrebbe potuto fare qualcosa per salvare vite umane e ha deciso di fregarsene”.

Ora che stai meglio, hai ripreso a pieno ritmo a suonare il tuo violino? Ti è mancato farlo?

“Ho smesso di suonare solo per alcuni giorni durante la malattia, poi ho ripreso. Il mio rapporto con la musica è totalizzante e lo studio, la composizione e la ricerca musicale hanno ripreso subito il loro percorso, fortunatamente. Non ti nascondo che a volte è bello suonare e studiare senza una meta, senza dover necessariamente esibirsi. Il violino e la musica per me sono meravigliosi compagni di vita e mi ‘abbastano’, o almeno per un po’!”

E poi “la creatività può fiorire anche nelle condizioni più difficili”. Sono parole tue, scritte sulla tua pagina facebook. E quello che hai fatto nei mesi scorsi lo dimostra, parlacene un po’…

“Direi proprio di sì. Da maggio a dicembre 2020 non mi sono fermato mai, realizzando in prima persona o come direttore artistico una serie entusiasmante di concerti ed eventi in streaming con pubblico, senza, in diretta, registrati, con video maker, autoprodotti, in solitaria, in gruppo, sui tetti, itineranti, su un’isola, a teatro, in una cava, in musei, chiese, in parchi archeologici. Un fermento clamoroso che ho potuto realizzare in collaborazione con numerose istituzioni concertistiche come il Melbourne International Jazz Festival, lo Stradivari Festival di Cremona, il Buenos Aires Jazz Festival, l’Auditorium Parco della Musica di Roma (solo per citarne alcune) e con il prezioso sostegno degli Istituti Italiani di Cultura di Pretoria, Istanbul, Melbourne, Beirut, Città del Guatemala, Città del Messico, Buenos Aires, Parigi, New York, Atene, Oslo… sono certo di dimenticarne qualcuno perché sono stati tantissimi. Sono stato felice di poter invitare amici e colleghi ad esibirsi, tra i quali vorrei ricordare almeno Danilo Rea, Javier Girotto, Anna Tifu, Keziat, Vince Abbracciante, Giuseppina Ciarla, Francesco Savoretti, Vincent Peirani, Francesca Tandoi, Antonio Artese, Daniele Di Bonaventura, Antonio Forcione. Ringrazio ancora tutti per avermi seguito in questo folle percorso culturale; mi scuso anticipatamente con quelli che ho dimenticato e mi auguro di cuore che qualcosa di buono sia rimasto in ognuno di noi”.

luca ciarla violinista

Immagino che per un musicista sia durissimo però non poter avere un contatto diretto (ravvicinato) col suo pubblico…

“Già, mi è mancato clamorosamente il concerto dal vivo e il calore della gente. Non è soltanto quella spinta in più quando suoni che ti viene a mancare; è tutta l’esperienza che si impoverisce senza poter stare con gli altri, condividere quel momento, lasciarsi andare. La scorsa estate siamo riusciti a farne qualcuno anche se sempre con il freno tirato. Come dicevo prima, però, tutto ciò non ha senso se la sopravvivenza è in gioco. Meglio attendere o seguire altre strade”.

Rispetto alla chiusura dei luoghi della cultura, tra cui i teatri, pensi che si sarebbe potuto decidere diversamente?

“Onestamente non credo. C’erano delle decisioni complesse da prendere; forse si sarebbe potuto fare scelte diverse ma che avrebbero scontentato comunque altri settori, magari anche più importanti per la sopravvivenza delle persone. Del resto il Covid è un problema globale, di tutto il pianeta, non solo italiano. Tanti colleghi all’estero hanno sofferto forse anche più di noi in Italia. Sono stato in contatto con persone in ogni dove che hanno vissuto le nostre stesse difficoltà. Per questo ho trovato assurdo alcuni comportamenti negazionisti, frutto di una concezione della vita che non va oltre il proprio naso”.

Già. Questo tempo ‘sospeso’ è stato (dovrebbe essere stato) anche un tempo di riflessione, per ripensare alle nostre vite e ad un cambiamento possibile. Tornando a te, qual è un progetto in futuro, appena possibile, ti piacerebbe realizzare?

“Una idea ce l’avrei, mi è venuta proprio in questi mesi. È un po’ complessa a dir la verità ma spero di poterla realizzare quanto prima. È quella di organizzare anche viaggi con il pubblico, qualcosa di simile ad un concerto-vacanza. Un modo per condividere con le persone che mi seguono qualcosa in più del solo momento musicale. Mi piacerebbe, ad esempio, presentare un concerto a Matera abbinato ad una mini vacanza di un paio di giorni, con escursioni, degustazioni, una visita in un museo o da un liutaio, magari con un incontro con un artista interessante del posto. Ecco, un’esperienza sensoriale completa da condividere con chi ha il piacere di seguirmi. I concerti passano ma quel che rimane sono le emozioni e l’energia delle esperienze vissute assieme. Ed è proprio questo che la pandemia ci ha sottratto. Ecco, credo sarà questa l’idea giusta per ripartire quando davvero tutto sarà finito”.

Veniamo all’oggi. Tornerai quest’estate nella ‘tua’ Termoli per un concerto al Termoli Jazz Festival. Un grande ritorno nel luogo delle tue origini. Cosa significa per te tornare ad esibirti nella tua città?

“Sono cresciuto nel Parco Comunale di Termoli, direi quasi letteralmente avendo vissuto in via del Molinello. Da bambino ci passavo 3/4 ore al giorno, divertendomi come in un libro di Mark Twain. Per varie ragioni non suono a Termoli da tanti anni e poter tornare ora, proprio per esibirmi al Teatro Verde del parco, mi emoziona tanto e mi rende felicissimo. Mi auguro di cuore di rivedere tanti amici e di poter dare il massimo delle mie possibilità. Non vedo l’ora. A presto!”

 

Luca Ciarla solOrkestra si esibirà al Teatro Verde il 29 luglio nell’ambito della seconda serata del Termoli Jazz Festival. Ingresso gratuita, prenotazione obbligatoria su https://www.ciaotickets.com/termoli-jazz-festival-2021

 

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