SASSARI. Un sistema di telecamere da solo non basta: perché la tecnologia offra un vero supporto nella battaglia contro gli incendi, serve un piano integrato o meglio «un approccio multivariabile per affrontare al meglio ogni fase». Antonio Solinas, direttore ricerca e sviluppo di Abinsula, guarda con favore alla volontà della Regione di investire nell’innovazione dotandosi di sistemi all’avanguardia tecnologica che integrino l’apparato antincendio. Anzi, il responsabile dell’azienda sassarese tra i leader mondiali nel settore Ict, proprio per la necessità di realizzare un piano articolato, suggerisce di creare un contest «aperto alle realtà del settore, aziende, start up, gruppi di impresa, che mettano a disposizione le loro tecniche e le loro idee così da costruire una strategia per il lungo periodo valida per il territorio sardo, che ha caratteristiche molto particolari».

Ma quali sono gli elementi di cui tenere conto? «È necessario lavorare sulle diverse fasi, che sono almeno tre – dice Antonio Solinas -. La prima è quella della prevenzione, la seconda la visione del rogo, la terza il riconoscimento della sua azione e probabile destinazione».

La strategia. Nella prima fase, quella della prevenzione, la tecnologia può essere determinante nella valutazione del rischio: attraverso la rete satellitare Copernicus e l’utilizzo di droni è possibile ricavare immagini multispettrali dalle quali capire se le campagne sono pulite, se al contrario è presente vegetazione e calcolare l’indice di umidità: più è secca più il rischio di incendi è alto».

La seconda fase è quella della individuazione del rogo: è risaputo che la tempestività è fondamentale per evitare che il fuoco dal terreno salga in chioma e si propaghi da un albero all’altro diventando spesso incontrollabile come accaduto sabato e domenica nel Montiferru. «Rispetto al passato è diventato meno complicato l’utilizzo di sensori che segnalino la presenza di fumo o fuoco. Sono già impiegati in agricoltura e potrebbero essere utili anche nel sistema di rilevamento degli incendi. Le moderne tecnologie come Lora e Sigfox consentono di trasmettere le informazioni che arrivano dai sensori». Nella terza fase, ai sensori si associano telecamere a infrarossi e droni, in grado di dare informazioni sulla direzione del rogo».

L’utilizzo. La rete satellitare Copernicus è attiva dal 2017 e il suo utilizzo è aperto a tutti. Al momento non esiste una rete tecnologica integrata applicata al fenomeno degli incendi ma qualcosa si muove: per esempio ha appena preso il via la fase operativa del progetto sperimentale per la salvaguardia della pineta di Castelfusano (Roma) che prevede l’impiego di droni per l’acquisizione di immagini anche in notturna, sensori audio-video e i satelliti Copernicus e Prisma. Il piano che vede coinvolti L’Agenzia spaziale europea (Esa), l’Agenzia spaziale italiana (Asi), e Leonardo, è in grado di rilevare focolai anche piccoli sino a 15 chilometri di distanza.

Nell’isola. Il più grande limite dell’isola è rappresentato dalla vastità del territorio e dalla sua conformazione molto frastagliata: «Questo genera un problema di sostenibilità economica – dice Antonio Solinas – legato all’impiego di droni e telecamere che comunque avrebbero difficoltà a garantire una copertura capillare». Ma da qualche parte bisognerà iniziare. Per esempio stilando una mappa delle aree più a rischio e di più alto valore ambientale (per esempio i Sic e i parchi naturali, che già si muovono in questa direzione), ma anche soffermandosi su quelle che più di frequente sono percorse dai roghi. «Ragionare per sezioni più piccole – dice Antonio Solinas – può consentire di sperimentare le tecnologie e valutarne il funzionamento». Per poi eventualmente, estenderne l’applicazione anche ad altre aree inizialmente escluse.

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