Sardegna

L’isola di una grande fotografa dal Man al Macte di Termoli

Partita dal Man di Nuoro nel dicembre scorso, con tutti gli stop e le difficoltà dettate dalla pandemia, la prima grande retrospettiva su Lisetta Carmi, protagonista della fotografia italiana del secondo dopoguerra, approda sulle sponde dell’Adriatico. Da oggi e fino al 16 gennaio la mostra “Voci allegre nel buio. Fotografie in Sardegna 1962-1976” sarà ospitata al Macte, il Museo d’Arte Contemporanea di Termoli.

«La volontà del Macte è quella di collegare le visioni che si affacciano sul Mediterraneo – spiega il direttore del Man Luigi Fassi, che sarà presente all’inaugurazione, che con Giovanni Battista Martini è il curatore della mostra –. Un’idea interessante che unisce due realtà, la Sardegna e il Molise, ritrovando il mare come una strada, un ponte tra mondi e persone. L’evento del Macte è un altro degli interessanti cerchi concentrici che la riscoperta del lavoro di Carmi ha prodotto, tra questi vorrei citare la mostra che la Quadriennale di Roma gli ha dedicato».

Uno di questi “cerchi concentrici” di cui parla Fassi, capaci di generare sguardi nuovi, riscoprire e proporre cultura, si irradia sicuramente anche dal museo nuorese il cui lavoro varca il mare testimoniando, ancora una volta, la qualità delle scelte del Man e l’interesse, sui cambiamenti storici e antropologici, che la nostra isola suscita. «La Sardegna è sicuramente protagonista, la scelta del Macte è caduta sugli scatti che Lisetta Carmi ha prodotto nella sua lunga frequentazione dell’isola – sottolinea Fassi –. Un rapporto che nasce nei primi anni ’60 dopo la lettura dei libri di Maria Giacobbe che descrive il suo lavoro di maestra a Orgosolo. Quelle pagine coinvolgono la famiglia di Lisetta che, come molti altri, diventa protagonista di gesti di solidarietà verso i bambini del paese, spedendo libri e vestiario. Così Lisetta decide di visitare il paese barbaricino mossa da una voglia di partecipare e capire il mondo che non l’abbandonerà mai e per cui sarà pronta a sacrificare la sua carriera di talentuosa pianista. Nascerà una frequentazione dell’isola che durerà molti anni, viaggi che documenterà con fotografie intense, uno sguardo empatico alla ricerca della vita degli emarginati, storico il suo reportage sui travestiti di Genova, un percorso nelle esistenze del prossimo inteso non come fotoreportage documentaristico ma come ricerca del suo io più profondo. Di questa fondamentale produzione il Man custodisce 10 foto patrimonio della collezione stabile del museo».

Un segno della vitalità della provincia italiana, tra Barbagia e Molise, che si riconferma un laboratorio sempre vitale e originale. Una fecondità confermata dal successo del Molise come tappa turistica, una regione che la scelta di viaggi brevi dettata dalla pandemia ha fatto riscoprire con presenze quadruplicate anche per Macte che da domani diventa una finestra aperta anche sulla Sardegna.

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