Calabria, Catanzaro

Meloni sul ticket di governo: delle divisioni dei ruoli è giusto parlarne dopo il voto

meloni

Quando Giorgia Meloni termina il suo comizio sul palco allestito in piazza Prefettura, la campana dell’Immacolata suona otto tocchi, in perfetta prosecuzione, tra l’altro, con “Fratelli d’Italia”, l’inno di Mameli che sta all’omonimo partito come il cacio sui maccheroni. Un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, dovuto probabilmente al protrarsi dell’incontro a porte chiuse con il partito di Cosenza dal quale proveniva, e sul quale vige il più assoluto riserbo. A diradare però i dubbi su possibili sfracelli in quella sede, la presenza in prima fila di Luca Morrone, consigliere uscente e non confermato.

L’attesa è stata riempita da una lunga selezione musicale, tutta musica italiana, molto identitaria, che ha spaziato dai Lunapop di ’50 special’ a Gianni Pettenati di ‘Bandiera gialla’. Il comizio – da quando non si sentiva questa parola, ultimatamente così vituperata – è durato una mezzora abbondante, passata velocemente grazie a una indubbia abilità retorica, costruita su un linguaggio semplice e popolare, accompagnato da azzeccata mimica ed efficace modulazione vocale, alzando il tono quando necessita per farlo subito dopo atterrare sul terreno del semi confidenziale. Ma come Carl Lewis poteva asserire che la potenza è nulla senza il controllo, così la presidente di FdI rifugge dalla retorica senza argomenti. E di argomenti, per dire il vero, ne ha a sufficienza potendo spaziare nell’ampio fronte di nessuno che le spalanca l’unicità dell’opposizione di cui gode. Su questo punto, Meloni ricorda che quando ha rinunciato a far parte della maggioranza di larghe intese del governo Draghi, tutte le pronosticavano una fine ingloriosa. I risultati, sia in libreria sia nelle analisi di mercato elettorale le danno oggi ragione e torto ai detrattori. Sulla retorica, ne sa poi qualcosa il presidente in pectore della Regione Calabria che, introdotto da Wanda Ferro, l’ha preceduta sul palco.

Occhiuto finalmente riesce a parlare “prima di Giorgia, che alla Camera mi precede sempre per regolamento e quindi so quanto è difficile essere efficaci dopo un suo intervento”. Il suo, quello di Roberto, si snoda sulle consuete tematiche della campagna che ha impostato ormai da settimane, in largo anticipo sui concorrenti, e che ha ripetuto di recente alla presentazione delle sue liste. Da rimarcare, semmai, una notazione cromatica, di come il suo abito azzurro avio si confonda quasi indistinto con il fondale del palco. Quando si dice la sintonia. Nei colori, sui temi, e sull’unità che caratterizza la coalizione di centrodestra in Calabria.

meloni

Meloni, tra i leader, è l’unica che si sottrae alle previsioni trionfalistiche per le sorti della propria parte politica. Mentre Salvini e Tajani si dicono sicuri che i loro partiti, Lega e Forza Italia, saranno i più votati, Meloni si limita a dire che il suo partito, le sue liste, i suoi candidati sono i più forti e convincenti di tutti, per via della migliore lasse dirigente in circolazione, ma anche della coerenza e della vicinanza al senso comune, al buon senso antico. Lo stesso che le suggerisce le soluzioni semplici ai problemi complessi del green pass – un mezzo camuffato per imporre l’obbligo vaccinale – o della scuola in presenza – “invece dei banchi con rotelle molto meglio potenziare i trasporti e introdurre in ogni aula gli aeratori meccanici automatici” -.

Toccando poi gli altri nervi scoperti, l’immigrazione incontrollata – “sono arrivati 40 mila dall’inizio dell’anno con gli sbarchi e a loro nessuno chiede il green pass, mentre lo chiedono per entrare nel ristorante” -, l’azione della ministra Luciana Lamorgese – “direi che più che insufficiente, sia del tutto assente, come sui fatti di Rimini causati da un signore segnalato come persona violenta -, il reddito di cittadinanza – “confermo ciò per cui sono stata criticata: è metadone di Stato, serve a neutralizzare la povertà ma non a risolverla”.

meloni

La Calabria, naturalmente, ha meritato diversi passaggi nel discorso della presidente di Fratelli d’Italia. Iniziando dal ricordo di Jole Santelli – “un’amica vera, a cui dobbiamo di terminare il lavoro che ha iniziato” – per il suo riscatto, come sottolineato dal claim che campeggia sul palco, riferito all’Italia intera ma benissimo applicabile alla regione che va al voto il 3 e 4 ottobre. Perché -come dice alla platea di candidati, dirigenti tra i quali Michele Traversa ed esponenti del governo Spirlì come Sergio De Caprio Capitan Ultimo e Fausto Orsomarso, militanti e sostenitori – “alla Calabria non manca nulla, ai calabresi non manca nulla. Altrimenti non si spiega perché i figli di questa terra costretti ad andare via arrivano in altri posti in Italia e nel mondo eccellono in tutto”.

meloni

Il rimedio è in una nuova classe dirigente di cui Fratelli d’Italia è dotata, che opera in nome non dei suoi interessi, come fa la sinistra, ma dei cittadini. Tanto che fa un passaggio mutuando addirittura le parole di Pietro Nenni contro lo “Stato forte con i deboli e debole con i forti”, prima di affondare contro una “sinistra che pretende anche di suggerirle cosa deve fare la destra. No, se permettete, la destra la faccio come dico io”. Di Roberto Occhiuto Meloni dice naturalmente ogni bene possibile, ha da suggerirgli qualcosa in tema di sanità, anche se di fondo è d’accordissimo sul fatto che “deve ritornare in mano ai calabresi, facendoli affiancare dalla Guardia di finanza per spulciare nei conti delle Aziende sanitarie”. Sull’esito elettorale, che tutti danno per scontato, dice che le campagne elettorali vanno combattute, non mi piace fare pronostici. Sicuramente è stato fatto un buon lavoro, i cittadini o riconosceranno, vedo i nostri avversari in grande difficoltà non solo qui ma in tutto il territorio nazionale, Qualche ombra, destinata a estendersi probabilmente appena usciti dalle urne, sul ticket con la vicepresidenza assegnata d’ufficio a Nino Spirlì.

A domanda specifica del giornalista Giorgia Meloni risponde: “Penso che queste cose si decidono all’indomani del voto. Parlare di presunte divisioni dei ruoli senza tenere conto del voto dei cittadini sia una mancanza di rispetto nei loro confronti. Poi, siamo una coalizione che ha sempre trovato le giuste soluzioni. Da parte mia non rivendico niente prima del voto, chiedo ai calabresi quale deve essere il peso di Fratelli d’Italia. Su questo farò le mie rivendicazioni. Il palazzo appartiene ai cittadini non appartiene ai partiti, dobbiamo ricordarlo sempre”. Un post it per Nino Spirlì.

Source

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *