Bergamo, Lombardia

Europa e Serie A, ci sono due Atalanta: come un anno fa, tanti su e giù

C’è qualcosa di strano in questo avvio di campionato, una sensazione che forse avrete avvertito anche voi appassionati della Dea.

Vero che siamo solo alla quarta giornata di Serie A, che è presto per dare giudizi definitivi, però l’impressione, proprio a prima vista, è che ci siano due Atalanta: una di Champions, bella di notte come nelle migliori esibizioni internazionali. E un’altra in campionato, che sembra irriconoscibile, come quella vista a Salerno e solo lontana parente della squadra del Gasp che conosciamo e abbiamo sempre apprezzato, ammirato, che ci ha entusiasmato.

Ma anche l’Atalanta che aveva battuto il Torino all’ultimo minuto, quella bloccata in casa dal Bologna e poi sconfitta dalla Fiorentina non aveva brillato, pur condizionata da qualche episodio sfortunato.

D’accordo, siamo appunto solo alla quarta giornata e ci sono diverse attenuanti che possono spiegare questa doppia faccia. Lo stesso Gasperini si è reso conto, almeno secondo le dichiarazioni nel dopopartita di Salerno, che “non sempre chi ha riposato si trova meglio. Tante volte stanno meglio quelli che hanno già giocato, andiamo avanti partita per partita…”.

Infatti. Inutile fare previsioni a lunga scadenza. Perché, premesso che sicuramente il tecnico non vuole farsi male da solo, in tanti ci siamo meravigliati quando abbiamo visto che la formazione anti Salernitana confermava titolari Miranchuk davanti e Pasalic in mezzo, che non avevano convinto con la Fiorentina. E a Salerno hanno fatto il bis. Lo stesso Malinovskyi è piaciuto poco, confermando di essere spesso sull’altalena: una partita buona e l’altra meno, alla faccia della continuità.

E perciò i problemi sono emersi sia nella costruzione del gioco che nella finalizzazione: palle perse banalmente a centrocampo o a trequarti, passaggi imprecisi, pochi palloni giocabili per Zapata.

Meglio nel secondo tempo con gli innesti di Ilicic, attualmente il miglior suggeritore per Zapata, di Zappacosta, Koopmeiners.

L’Atalanta si è ripresa negli ultimi venti minuti, ma per un’ora è sembrata confusa e approssimativa, come raramente è abituata a fare ed essere. In cattedra i soliti Musso, Palomino, Ilicic per i suoi colpi di genio come col Villarreal, Zapata per il gol, ma al di là di qualche singolo insufficiente tutta la squadra è parsa in difficoltà, contro un avversario tutt’altro che irresistibile.

Magari fastidioso per qualche intervento scorretto e l’arbitro Valeri, quello del tuffo da rigore di Chiesa a Firenze, ha punito la gomitata a Demiral con un’ammonizione anche all’atalantino, per proteste… Certo, alla fine è emersa la miglior qualità nerazzurra ed ha portato i tre punti.

Spiegazioni? Attenuanti sulla prova opaca della Dea? Se guardiamo ai corsi e ricorsi, l’anno scorso tre giorni dopo la netta vittoria sul campo del Midtylland (4-0, gol di Zapata, Gomez, Muriel e Miranchuk) l’Atalanta ha perso in casa 3-1 con la Sampdoria anche per un turnover spinto: in campo Sutalo, Depaoli, Mojica, Lammers. E tre giorni dopo ha rimontato dallo 0-2 al 2-2 in casa con l’Ajax.

Insomma, la Champions qualche zavorra te la lascia, la devi mettere nel conto. E adesso non hai neanche Muriel che ti può mettere al sicuro il risultato, quando sei superiore.

Qualche cambio dopo Villarreal era normale, però poi capisci perché qualcuno gioca in Champions e altri solo pochi minuti: non sono tutti titolari allo stesso modo. E non per dare ragione agli assenti, ma a Salerno è rimasto in panchina Pessina, poi manca ancora De Roon che è il grande equilibratore del centrocampo (non ha giocato bene in Spagna, ma nessuno è perfetto…). E per fortuna che Gasp ha aspettato a sostituire Zapata, visto che si stava scaldando Piccoli.

In conclusione, guardando il bicchiere mezzo pieno? Se vinci giocando male e contro le tue abitudini, allora quando tornerai a giocare bene chissà… Intanto, vale la vecchia regola: se hai un portiere forte e un centravanti che la butta dentro, sei già a buon punto. Però stiamo attenti, non ci si può attaccare sempre a loro.

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