Bergamo, Lombardia

Truffe dopo la crisi per il Covid, nel mirino anche due società bergamasche

Avrebbero causato gravi danni a oltre 60 operatori economici in tutta Italia. Ci sono anche due società bergamasche tra le vittime della presunta truffa al centro dell’indagine della Guardia di Finanza di Padova su una presunta associazione per delinquere, promossa da un uomo già emerso in altri contesti per ipotizzati legami con Cosa Nostra.

L’indagine ha preso il via a ridosso della fine del primo lockdown. Si sarebbe trattato di un complesso meccanismo di frode con coinvolti, a vario titolo, 13 soggetti, di cui uno indagato per ricettazione e alcuni percettori del reddito di cittadinanza, e oltre 20 società ubicate in sette province (tra cui una di Arcene e una di Verdello, attive nel settore dell’edilizia e delle materie plastiche).

Grazie all’assistenza di due professionisti (uno della provincia di Padova e l’altro catanese), il sodalizio, alterando i dati di bilancio e individuando “prestanome” insospettabili, rigenerava aziende, di fatto inattive o decotte (come le due bergamasche, che negli anni scorsi avevano operato in modo del tutto regolare ma erano uscite dall’attività pur mantenendo la partita Iva), al solo scopo di renderle appetibili al mercato e di poter avviare collaborazioni commerciali per approvvigionarsi, indiscriminatamente, di significativi quantitativi di merce.

Tale modus operandi consentiva alle società, veicolo della truffa, di risultare “in salute” all’atto della valutazione del merito finanziario operata dai fornitori per verificare la solvibilità dei propri clienti, così beneficiando di condizioni di pagamento molto vantaggiose, tra cui dilazioni di pagamento anche superiori ai 90 giorni.

Presentandosi sul mercato con i suddetti requisiti, le imprese facevano incetta all’ingrosso di prodotti agroalimentari, edili ed elettronici, che puntualmente non venivano pagati, adducendo motivazioni legate alle difficoltà connesse al periodo di lockdown – ivi compresa la costituzione della zona rossa nel vicino comune di Vo’ (PD) – o utilizzando mezzi di pagamento “falsi” (assegni scoperti o bonifici bancari immediatamente annullati).

I prodotti “acquistati”, che sostavano nelle citate basi operative il tempo strettamente necessario per organizzare logisticamente il loro successivo trasferimento, venivano trasportati in un capannone sito nella provincia di Brescia e, successivamente, distribuiti ad ulteriori operatori economici attraverso canali secondari.

Proprio nel capannone di Brescia, nel novembre 2020, i Finanzieri della Compagnia di Este, intercettando i dati di alcuni documenti di trasporto, hanno sottoposto a sequestro beni per oltre 1,2 milioni di euro, tutti derivanti dalle condotte truffaldine perpetrate dal sodalizio nel Nord Italia.

Non appena la pretesa dei fornitori è divenuta insostenibile, la consorteria si è spostata repentinamente, individuando nuove basi logistiche all’insaputa dei truffati.

In appena sei mesi di attività, il danno cagionato dal sodalizio a società e ditte individuali – già gravemente colpite dalla recessione economica legata all’emergenza epidemiologica da Covid-19 – è stato quantificato in oltre 1,4 milioni di euro. Vieppiù, la regolare fatturazione di questi prodotti ha generato la crescita del volume d’affari delle aziende interessate e, in diversi casi, non ha permesso alle stesse di accedere ai fondi statali a sostegno delle imprese per il rilancio dell’economia.

Al contrario, le Fiamme Gialle – nel corso delle perquisizioni effettuate presso l’indirizzo di residenza del promotore dell’associazione, un lussuoso appartamento in locazione del valore di oltre un milione di euro, sito in uno dei quartieri più esclusivi di Milano – hanno rinvenuto (benché costui risultasse nullatenente) tre autovetture di lusso e ricercati elementi d’arredo di altissimo valore: tra questi spiccano alcune gigantografie ritraenti Tony Montana, interpretato da Al Pacino nella nota pellicola di Brian De Palma, protagonista del film cult “Scarface”.

A conclusione dell’articolata attività d’indagine, il Gip del Tribunale di Rovigo, condividendo appieno la ricostruzione operata, ha emesso tre misure cautelari personali nei confronti dei vertici del sodalizio (custodia cautelare in carcere per il citato dominus, arresti domiciliari per il factotum, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il principale buyer), eseguite contestualmente a una serie di perquisizioni locali, che hanno permesso di sequestrare, in due capannoni industriali siti nella provincia di Brescia, ulteriori beni prodotto della truffa.

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