Calabria, Catanzaro

Catanzaro, “golpe” a centrocampo: Verna e Welbeck per il nuovo equilibrio

Generico ottobre 2021

Chissà se guardando questo Catanzaro anziché l’Inter o la Nazionale dell’82, Luciano Ligabue l’avrebbe scritta davvero così “Una vita da mediano”. Probabilmente no: avrebbe cambiato qualche parola, forse anche qualche nota, di sicuro i personaggi d’ispirazione. E lo avrebbe fatto perché i giallorossi di oggi rispetto agli Oriali di ieri non se la passano poi così tanto male. Sudano, certo: sgobbano e si spremono come impone il ruolo, ringhiano e “lavorano sui polmoni” come sempre. Ma che soddisfazione volgere uno sguardo alla panchina ed inquadrare quelli con i piedi buoni ben accomodati in attesa del proprio turno, mentre loro restano lì – “sempre lì, lì nel mezzo” – a giocare. La sintesi di una classe operaia che sorpassa quella borghese e va dritta in paradiso. L’immagine netta e perfetta di una lesa maestà per giusta causa, di un sacrificio dei luoghi comuni del gioco sull’altare del risultato, che da due settimane a questa parte – è ormai palese – ha fatto svoltare il Catanzaro.

LA STRANA QUADRA – Per informazioni chiedere a Cinelli e Risolo – i fini dicitori relegati in panca, per intenderci – degraduati per ora a gregari di fortuna, spettatori sia contro la Fidelis Andria che contro la Paganese del boom della coppia di “medianacci” Verna-Welbeck. La nuova, strana, quadra Calabro l’ha trovata così: eliminandolo definitivamente quel play della discordia, non perdendo tempo nell’estenuante ricerca dell’uomo giusto per il posto che scotta, andando in definitiva sul pratico più pratico a disposizione. Rolando e Vandeputte sulle corsie esterne, l’ex Pisa e l’ex Catania – riscoperto dopo un avvio quasi da oggetto misterioso – nel mezzo. Il risultato? Stabilità e dinamismo, tradotto in punti: sei su sei.

CORREZIONI IN CORSA – Non era comunque su queste basi che si era immaginato l’undici in estate e si era partiti a cavallo del mercato. Lo ha ribadito a Pagani lo stesso allenatore facendo chiaramente intuire la distanza tra il detto ed il fattibile e soprattutto la portata del cambio totale in corsa che ha per ora escluso le geometrie di un big – anche tanto inseguito – a favore della ruvida concretezza di elementi meno appariscenti. «Abbiamo modificato molto rispetto a quello che avevamo pensato in fase di costruzione della squadra – l’ammissione – Avevamo pensato in un determinato modo, poi il campo ci ha spinto a valutazioni differenti e per ora la soluzione tattica è stata trovata». Un po’ lo stesso copione dell’anno scorso quando gli equilibri disegnati su carta erano apparsi lungi dal realizzarsi ed era stata necessaria una rivoluzione per certi versi simile per metterci una toppa. Sulla strada dell’equilibrio si continuerà d’ora in poi e saranno i mediani a governare; ai piedi buoni di cui sopra la scelta: lanciare la sfida o passare definitivamente la mano dopo il golpe di centrocampo?

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