Bergamo, Lombardia

Frana a Tavernola: consegnato lo studio in Regione “ma dal Governo un preoccupante silenzio”

Tavernola. È finalmente arrivato sul tavolo della Regione lo studio sulla frana del monte Saresano.

Attesa entro la fine dell’estate, la relazione commissionata da Regione Lombardia alle tre università coinvolte – il Centro per la Protezione civile dell’Università degli Studi di Firenze, il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano – e coordinata dal professor Nicola Casagli, è giunta con qualche settimana di ritardo.

Dalle prime indiscrezioni si apprende che solo una parte dello studio è stata consegnata, ovvero quella relativa agli interventi di messa in sicurezza della frana, che consisteranno in linea generale nel suo consolidamento e non in un alleggerimento (ipotesi esclusa dagli studiosi).

C’è un’altra parte però, e che riguarda le volate eseguite nella miniera Ca’ Bianca di Parzanica, sulla quale la Regione si è riservata di chiedere ulteriori approfondimenti agli studiosi. Le volate, eseguite all’inizio e alla fine di agosto, avevano l’obiettivo di stabilire, attraverso lo sparo di cariche esplosive di lieve entità nella miniera, la possibile correlazione fra l’attività di escavazione e la destabilizzazione del movimento franoso. La richiesta di maggiori dati quindi potrebbe significare l’impossibilità, attualmente, di individuare una relazione di causa fra le escavazioni e la frana.

Nel frattempo aleggia un senso di delusione, sia fra chi da trent’anni pone l’attenzione sul fenomeno franoso come Anna Sorosina, voce del comitato contro il Cementificio di Tavernola, sia fra chi nel recente periodo ha dedicato un grande lavoro per trovare una soluzione alla problematica, in particolare il deputato Devis Dori di Liberi e Uguali.

A fine maggio infatti era stata approvata all’unanimità in Parlamento una risoluzione proposta dal parlamentare bergamasco, nella quale veniva sottoscritto un impegno nella questione.

Al momento, tuttavia, dei dieci punti previsti dal documento a Tavernola e sul lago d’Iseo ancora non si è visto nulla.

Fra i vari interventi inseriti nella risoluzione e promessi rientrano uno studio sui fondali del bacino e l’implementazione del sistema di sirene, da impiegare come sistema di allarme in caso di emergenza. “Nonostante le mie sollecitazioni – commenta Dori – ad oggi non ho visto passi compiuti dai ministeri dell’Ambiente e della Difesa rispetto agli impegni assunti e approvati con la mia risoluzione di fine maggio”.

Anche per questo il deputato di Leu annuncia che valuterà le azioni necessarie da intraprendere in seguito all’esito dello studio.

Per Sorosina il silenzio è preoccupante: “Rischia di far sedere sugli allori le istituzioni. E far vedere che le istituzioni non se ne sono occupate spinge a sottovalutare il problema. Ma questa frana prima o poi collasserà, lo dicono gli esperti”.

Per chi l’avesse dimenticato, si parla di 2.1 milioni di metri cubi di roccia che incombono sulle teste e sulle vite di oltre 60.000 abitanti del lago d’Iseo. Di una frana che, sebbene abbia rallentato la propria discesa rispetto allo stato drammatico di febbraio, fa registrare movimenti – per la precisione, in media, da 4 a 6 millimetri al mese – comunque di due o tre volte superiori al normale. Di un disastro dalle proporzioni abnormi che potrebbe avvenire in qualunque momento.

Source

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *