Bergamo, Lombardia

I perché dello stop alla Confindustria del Nord, mentre si chiude l’era della presidenza Scaglia

Bergamo. Uno stop momentaneo per ragionare meglio, non tanto sull’obiettivo, confermato a più riprese e in modo unanime dalle parti, quanto sulle modalità operative che dovranno caratterizzare la governance della futura Confindustria nella quale confluiranno le attuali strutture di Bergamo e Lecco-Sondrio.

È sostanzialmente questo il motivo che ha portato alla sospensione del processo di fusione tra due realtà che dall’inizio dell’anno stavano dialogando per formalizzare quelle forti somiglianze che già caratterizzano le tre province rappresentate: vocazione manifatturiera, intensa specializzazione meccanica, alta propensione all’internazionalizzazione.

Ma è anche chiaro che in un territorio così ampio, che si estende a Est fino alla Val Cavallina e al lago d’Iseo e a Nord fino alla Valle di Livigno al confine con la Svizzera, i singoli imprenditori abbiano esigenze differenti: prima su tutte quella legata alla prossimità fisica di un’associazione che li rappresenti, difficile da garantire qualora le decisioni venissero concentrate in un unico punto.

“Vogliamo dare una visione autentica delle cose – ha precisato subito Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo – I due consigli hanno deliberato consensualmente di sospendere il percorso di fusione che si sarebbe dovuto concludere nel 2022. Durante la discussione sono emerse diverse visioni sul modello di governance: da un lato chi sosteneva la necessità di un ruolo più attivo delle strutture locali e chi invece quella di un ruolo più importante della futura struttura centrale. Il dialogo continua, finchè non maturerà un’idea unica. Ciò che conta, però, è che la visione di fondo rimanga: il processo richiede solo più tempo di quanto avevamo previsto. Non stiamo raccontando del funerale o del fallimento del progetto: c’è rammarico per non esserci riusciti nei tempi preventivati, ma ne usciamo ancora più convinti e coesi. Con i colleghi di Lecco c’è un clima di grande serenità, molto aperto e costruttivo”.

Alle parole di Scaglia hanno fatto seguito quelle di Lorenzo Riva, presidente di Confindustria Lecco-Sondrio: “In questi mesi abbiamo seminato tanto, toccherà ai nostri successori l’onore di raccogliere: si troveranno una strada in discesa – ha evidenziato – La fusione riguarda 1900 aziende, con tre province da tutelare: non è semplice mettere insieme il tutto. Considerato anche che abbiamo avuto a che fare con una pandemia nel frattempo. La scelta di sospendere il progetto è stata presa in piena sintonia e con buonsenso: piuttosto che fare un ‘matrimonio’ in cui non tutti erano convinti, meglio continuare nel ‘fidanzamento’ e approfondire la conoscenza. Alla fine arriveremo a qualcosa di durevole e importante per le nostre tre province”.

La sospensione ha un primo effetto diretto su entrambi i presidenti: sia Scaglia che Riva, infatti, sono ancora in carica dopo aver beneficiato di una deroga finalizzata proprio al completamento del processo, mentre ora si tornerà ad avviare l’iter elettivo.

A spiegarlo è stato lo stesso numero uno degli industriali bergamaschi: “Il sistema confindustriale ci avrebbe visto già ‘scaduti’ come presidenti – ha commentato – Abbiamo avuto dalla sede centrale una concessione straordinaria che ora decade, dando il via libera al processo elettorale. Le elezioni dovrebbero tenersi nel prossimo giugno, ma è una data ancora da stabilire. Nemmeno quella sarà una fase semplice, perchè tutte le cariche associative sono state congelate e non tutte vanno a rinnovo nello stesso momento”.

“Di base siamo imprenditori – ha continuato Scaglia – Ci siamo dati dei tempi che consideravamo ragionevoli, ma non possiamo impegnarci oltre. Così abbiamo preso atto, in modo trasparente e onesto, che non avremmo concluso nei limiti che ci eravamo prefissati. A mio avviso è una decisione responsabile, che fa onore a Confindustria e dimostra che i presidenti non sono attaccati alla poltrona e non prendono scuse per rimanerci. Il mandato del presidente torna nelle mani delle rispettive assemblee: è la dimostrazione che Confindustria sa esprimere organi sani, legati agli obiettivi e non alle singole posizioni personali”.

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