Bergamo, Lombardia

Omicidio di Valverde, la difesa: “Cristian amava Viviana, non può averla uccisa di botte”

Bergamo. “Non può averla uccisa di botte, Cristian amava Viviana: suo zio mente e non è mai stato indagato”. Cristian Michele Locatelli affida le ultime speranze per evitare una condanna all’ergastolo al suo avvocato Luca Del Bue.

Nell’arringa di mercoledì il legale del 42enne, in carcere con l’accusa di aver picchiato mortalmente la compagna 34enne Viviana Caglioni, morta l’8 aprile 2020 al Papa Giovanni, ha cercato di smontare la requisitoria del pm Paolo Mandurino che due settimane fa aveva chiesto la massima pena.

La presunta aggressione sarebbe avvenuta il 31 marzo della scorso anno, in pieno lockdown, in una casa di due piani malridotta di via Maironi da Ponte, nel quartiere cittadino di Valverde. Il decesso otto giorni dopo in ospedale, dove la giovane donna, tossicodipendente come il suo compagno, era stata ricoverata con segni di violenza: all’inguine, all’addome, in volto, sulle labbra e alla testa.

A puntare il dito contro Locatelli era stato in particolare lo zio, che la sera del 31 marzo era in casa con la coppia e la madre di Viviana, Silvana Roncoli: fin dai primi interrogatori Gianpietro Roncoli lo ha accusato di avere picchiato sua nipote per oltre mezzora e di essere stato a sua volta minacciato di morte quando cercò di intervenire.

Proprio su quelle parole si è concentrato il difensore dell’imputato: “Vedo che c’è molta certezza in quest’aula, ma io non sono così sicuro che le cose siano andate così. Io non sono sicuro che Locatelli abbia ucciso Viviana, tantomeno volontariamente”, l’introduzione del legale di fronte alla Corte presieduta dal giudice Giovanni Petillo.

“Avrei voluto avere qui Roncoli, l’unico vero accusatore del mio cliente – prosegue Del Bue – . Ci sono tre persone che sanno davvero come sono andate le cose. Una non c’è più, uno è ingiustamente in carcere e l’altro è suo zio, che ha parlato solo durante l’incidente probatorio. Ma l’avrei voluto sentire qui. Per me è un incallito bugiardo e ha raccontato cose del tutto inverosimili”.

“Locatelli amava Viviana, ancora le manca e non avrebbe avuto motivo per ucciderla volontariamente. Intanto vien da chiedersi perchè lo zio non viene indagato per omissione di soccorso visto che era in casa. Lui in cucina a guardare Montalbano e a pochi metri Locateli percuote per mezzora Viviana. Ma vi pare possibile? Mi stupisco di come la questura abbia potuto credere a queste c…ate. Facile accusare Locatelli, un pluripregiudicato e con foglio di via”.

“La difesa – conclude Del Bue – chiede l’assoluzione per non aver commesso il fatto dall’accusa di omicidio volontario pluriaggravato conduce all’ergastolo, e nemmeno per il reato di percosse e lesioni. Mai come in questo processo la prova è insufficiente e contraddittoria. In via di estremo subordine, chiedo di ricollegare il fatto alla preterintenzionalità se voi riteneste che questi atti siano stati perpetrati”.

Durante la replica il pm Mandurino ha ribadito la colpevolezza dell’imputato per una serie di prove raccolte e per la sua condotta violenta. Parole che hanno mandato su tutte le furie Locatelli, con il giudice che l’ha dovuto cacciare dall’aula accompagnato dalle guardie carcerarie.

Roberta Zucchinali, legale della madre di Viviana, ha chiesto come parte civile una provvisionale di 80mila euro e per il risarcimento una cifra simbolica da ricavare in base alle tabelle di legge.

Nella prossima udienza, fissata per venerdì 29 ottobre, sono previste le dichiarazioni spontanee dell’imputato e poi la sentenza della Corte.

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