L’AQUILA. Tutti i migranti destinati ai centri d’accoglienza in Abruzzo sono risultati negativi ai testi sul Covid-19: l’ha precisato la prefettura dell’Aquila, quasi a voler scacciare quelle paure di nuovi focolai paventate dagli esponenti della Regione. I 200 saranno comunque sottoposti a tamponi Asl nei prossimi 14 giorni di quarantena.
I primi 70 migranti sono arrivati in pullman a Gissi e Civitella del Tronto. Gli altri sono attesi oggi all’Aquila, Moscufo, Canistro e Civita d’Antino. La ripartizione, su base nazionale, è stata decisa dal Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno.
TEST ESEGUITI. I migranti destinati all’Abruzzo provengono da Porto Empedocle (Agrigento), arrivati dall’isola di Lampedusa. Alcuni sono africani, altri provengono dal subcontinente indiano. «Le strutture sanitarie presenti sull’isola», precisano dalla prefettura dell’Aquila, «hanno effettuato alle persone sbarcate ed accolte i test Covid obbligatori: i 200 migranti assegnati all’Abruzzo sono risultati tutti negativi, 50 di loro sono stati sottoposti a tampone, 150 a test sierologico».
LE RIPARTIZIONI. Per la provincia dell’Aquila sono tre le strutture destinate all’accoglienza, con una ripartizione che prevederà l’assegnazione di 20 migranti al comune di Civita d’Antino, 15 a Canistro e altrettanti all’Aquila (nel Cas che si trova nel quartiere di Pettino).
Gli extracomunitari saranno tutti sottoposti a tampone Covid a cura delle quattro Asl provinciali e, come deciso dalle prefetture, «resteranno in isolamento fiduciario all’interno delle strutture di riferimento, con monitoraggio giornaliero della temperatura corporea e uso obbligatorio della mascherina anche negli spazi aperti ove non si possa rispettare il previsto distanziamento sociale».
I PRIMI ARRIVI. Scortati da polizia e carabinieri, nel primo pomeriggio di ieri sono arrivati a Gissi 50 migranti bengalesi, tutti uomini, ospitati nell’ex hotel Santa Lucia in via Italia.
«Ci è stato assicurato che tutte le analisi sono negative e nessuno di loro è portatore di malattie», sottolinea Agostino Chieffo, sindaco di Gissi. Nella country house di Civitella del Tronto, in aperta campagna, sono arrivati 20 dei 30 migranti destinati al paese del Teramano. Tutti uomini bengalesi, anche in questo caso.
VIGILANZA A MOSCUFO. Nel centro della provincia di Pescara il primo bus con i migranti a bordo, 30, è atteso per questa mattina. Nel pomeriggio dovrebbe arrivare il secondo pullman con gli ultimi venti. Si tratta di famiglie, anche con bambini.
La struttura d’accoglienza si trova in via Cristoforo Colombo nella zona industriale. Verrà presidiata nell’arco delle 24 ore da dieci uomini delle forze dell’ordine. Per 14 giorni, il tempo della quarantena. Di notte la campagna adiacente verrà illuminata da una torre faro portatile messa a disposizione dalla Protezione civile per scongiurare possibili tentativi di fuga. Misure decise al termine della Riunione tecnica di coordinamento presieduta ieri pomeriggio dal prefetto di Pescara, Giancarlo Di Vincenzo.
Al vertice hanno partecipato il questore Francesco Guglielmo Misiti, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Vincenzo Grisorio, il comandante del reparto operativo provinciale dei carabinieri, colonnello Gaetano La Rocca, il sindaco di Moscufo, Claudio De Collibus, il responsabile del Dipartimento di Protezione civile della Regione Abruzzo, Gabriella Ragni, e la responsabile del Servizio di igiene, epidemiologia e sanità pubblica della Asl di Pescara, Graziella Soldato.
«Nella massima trasparenza, l’obiettivo prioritario che dobbiamo perseguire», le parole del prefetto Di Vincenzo, «è la sicurezza, anche sanitaria, degli abitanti di Moscufo, dei pescaresi e degli immigrati stessi. La concentrazione in un’unica località ci consente di realizzare un posto di vigilanza fissa al fine di impedire ogni contatto con la popolazione locale nella fase di isolamento fiduciario e di sorveglianza sanitaria. Una parcellizzazione degli arrivi in più strutture non avrebbe consentito di realizzare una vigilanza così strutturata. Il gruppo di 50 migranti che verrà trasferito, la metà dei quali sono minori, è composto prevalentemente da nuclei familiari. La struttura ove verranno collocati sarà, a ogni modo, progressivamente liberata al termine del periodo di sorveglianza sanitaria. Ringrazio il questore e i vertici delle forze di polizia per la disponibilità a predisporre un rafforzato servizio di vigilanza a tutela di tutta la collettività. Un ringraziamento va inoltre esteso alla Protezione civile regionale e alla Asl».
Rientra l’allarme per il sindaco De Collibus, accompagnato all’incontro dal vicesindaco Emanuele Faieta e dal capogruppo dell’opposizione, Valerio D’Intino: «Ci è stato assicurato che tutti verranno trasferiti in altre strutture al termine della quarantena. E siamo più tranquilli dopo aver saputo che si tratta di famiglie, la maggior parte con bambini, provenienti dal Centro Africa».
CONTROLLI A CANISTRO. Il sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, preannuncia un controllo dell’Ufficio tecnico comunale e dei carabinieri nella struttura destinata ad accogliere gli extracomunitari. Si tratta di ex uffici della Santa Croce, l’azienda dell’acqua. «Non faremo passare questa storia sotto silenzio», critica Di Paolo.
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